Orban a Salvini: “Dal suo successo dipende la sicurezza dell’Europa”

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 9:51 in Italia Ungheria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

“L’Ungheria è la prova del fatto che i migranti in terraferma possono essere fermati e qui arriva la missione di Salvini. Lui dovrebbe dimostrare che questi migranti possono essere fermati anche via mare”.

È quanto ha dichiarato il premier ungherese, Viktor Orban, nel corso dell’incontro con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, tenutosi nella prefettura di Milano, nel pomeriggio di martedì 28 agosto. Ad avviso di Orban, l’Ungheria viene attaccata dall’Europa perché ha dimostrato che i confini possono essere difesi ed inoltre, finora, nessun altro Paese, a parte l’Italia, si è assunto questo compito. “È il primo politico nel Mediterraneo che si è assunto questa responsabilità”, ha spiegato Orban riferendosi a Salvini, aggiungendo che il ministro verrà sostenuto in qualunque cosa l’Ungheria potrà. “Dal suo successo dipende la sicurezza dell’Europa e il suo coraggio merita rispetto, gli auguriamo di non indietreggiare, che ci difensa, che difenda i confini europei”, ha concluso il primo ministro.

Da parte sua, il capo del Viminale ha dichiarato di essere orgoglioso di rappresentare un punto fermo per tutto il continente europeo, in quanto i confini italiani sono anche i confini dell’Europa stessa. “Quello che abbiamo fatto fino a ieri lo faremo anche domani”, ha affermato Salvini. In relazione al ricollocamento dei migranti, il ministro ha reso noto di essere al lavoro con il governo tedesco per formulare un accordo che per l’Italia “sia a costo zero”. A suo avviso, il Paese non può permettersi di firmare un patto che preveda l’accoglienza di un richiedente asilo in più rispetto a quelli già presenti sul territorio nazionale. Secondo quanto riportato dal comunicato del Viminale, Salvini e Orban hanno affrontato anche altre questioni di interesse comune, quale l’economia. Secondo il ministro dell’Interno, anche dal punto di vista economico, “il caso ungherese è da studiare”, poiché i dati dell’Ungheria relativi a disoccupazione e crescita stanno dimostrando che il Paese può crescere investendo e abbassando le tasse, senza tagliare e sacrificare.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee. L’ultimo episodio si è verificato nel corso delle settimane passate, quando la nave Diciotti ha tratto in salvo più di 150 migranti nella notte tra il 15 e il 16 agosto, in acque maltesi. Gli stranieri, per la maggior parte di nazionalità eritrea, si trovavano su un barcone con il motore in avaria e infiltrazioni d’acqua. La Valletta ha rifiutato di accogliere la Diciotti nel proprio porto, sostenendo che il barcone sul quale viaggiavano i migranti non si trovava in pericolo e che i rifugiati erano stati salvati più vicino all’isola di Lampedusa rispetto a Malta. Dopo 5 giorni durante i quali la Diciotti è rimasta al largo, in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro dove sbarcare, il 20 agosto, la nave è arrivata a Catania, dove tre giorni dopo è stato acconsentito lo sbarco dei 27 minori a bordo. Infine, la notte tra sabato 25 e domenica 26 agosto, il resto dei migranti è stato fatto sbarcare, venendo condotto nel centro di accoglienza di Messina, per poi essere smistati tra varie diocesi italiane, in Irlanda e in Albania, le quali si sono offerte di sostenere l’Italia. Il 28 agosto, 100 stranieri della Diciotti sono stati trasferiti a Rocca di Papa, a Roma, dove sono stati accolti nel centro locale, gestito dalla cooperativa Auxilium, che ha una capienza di circa 500 posti. Gli altri 39 migranti rimasti a Messina sono in attesa del trasferimento in Albania e in Irlanda, i due Paesi che hanno dato la disponibilità ad accoglierli per sostenere l’Italia.

Tale caso ha spinto la Procura di Agrigento ad avviare un’indagine “contro ignoti” per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale dei suddetti migranti. L’ipotesi è che l’Italia avrebbe violato l’articolo 5 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, il quale asserisce che i richiedenti asilo detenuti oltre le 48h debbano essere rilasciati e debba essere accordata loro la possibilità di fare domanda dello status di rifugiato. A impartire l’ordine che ha messo in moto la presunta privazione illegale della libertà personale dei profughi soccorsi dalla Diciotti, che costituisce l’accusa dei magistrati, è stato Salvini in persona.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.