Il gran rifiuto della Turchia: no agli aerei americani

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 15:31 in Turchia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno esortato la Turchia a rinunciare all’acquisto dei sistemi di difesa missilistica russi S-400, per ricevere i caccia americani F-35. Ankara, tuttavia, ha respinto la proposta americana, formulata, il 27 agosto, dai tre membri della delegazione americana guidata dal Repubblicano del Congresso, Michael Turner, recatasi in Turchia per una visita alla base aerea di Incirlik, nella provincia meridionale di Adana, e per un successivo incontro con alcuni parlamentari turchi.

I funzionari dei due Paesi hanno discusso le questioni relative all’acquisto da parte di Ankara degli S-400 e alla consegna degli F-35. In particolare, la delegazione americana ha esortato la Turchia a rinunciare agli S-400 per garantire la consegna degli F-35 mentre la delegazione turca ha insistito su una maggiore cooperazione contro la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gulen, che Ankara accusa di aver orchestrato il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016.

Secondo quanto riferito da Hurriyet Daily News, Ankara, criticando gli Stati Uniti per aver tentato di costringerla a non acquistare gli S-400, ha ricordato che la Turchia aveva cercato di acquistare il sistema di difesa aerea americano Patriot, ma i missili non sono mai stati venduti ad Ankara quando ne aveva bisogno. In particolare, nel corso di una conferenza stampa in Lituania, il 28 agosto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che “la Turchia deve proteggere il suo spazio aereo” e che, poiché “gli Stati Uniti non sono riusciti a garantire la vendita dei sistemi di difesa missilistica Patriot”, Ankara si è rivolta ad altri fornitori. Cavusoglu, in tal modo, ha presentato l’acquisto degli S-400 non come una scelta volontria per la Turchia ma come una scelta obbligata per garantire la sicurezza.

La decisione della Turchia di acquistare i sistemi russi rappresenta uno dei terreni di scontro tra Ankara e Washington. Gli S-400 sono un sistema di difesa missilistica all’avanguardia, apprezzato in tutto il mondo. La Russia sostiene che il sistema può intercettare aerei, missili da crociera, missili a medio-raggio, droni e altri sistemi di sorveglianza aerea, anche se le sue capacità complete devono ancora essere testate in combattimento. Secondo quanto riportato dal New York Times, il valore aggiunto dell’S-400, che ha un’autonomia di circa 250 miglia, è che può intercettare più obiettivi simultaneamente, con e senza equipaggio. Gli S-400, inoltre, spiega Foreign Affairs, sono dotati di un sistema anti-accesso o di rifiuto di area che, essenzialmente, crea una no-fly zone ovunque sia installato il sistema. Mosca e Ankara hanno negoziato l’accordo sugli S-400 per tutto il 2017, finchè, il 12 settembre di quell’anno, Erdogan ne ha annunciato la firma. Il 29 dicembre 2017 i due Paesi hanno poi completato l’accordo sull’approviggionamento degli S-400 che saranno consegnati alla Turchia nel 2019.

Secondo molti mebri della NATO e, in particolare, gli Stati Uniti, gli S-400 non sono compatibili con il sistema di difesa aerea dell’Alleanza, in quanto possono compromettere la sicurezza dei suoi armamenti e sistemi radar. Per tale ragione, il 13 agosto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il National Defense Authorization Act, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che limita la consegna degli F-35 alla Turchia e che chiede al Segretario americano alla Difesa di presentare, entro 90 giorni, un rapporto relativo all’impatto degli S-400 sugli armamenti americani in territorio turco. La Turchia, che ha già ricevuto dagli Stati Uniti 2 dei circa 100 F-35 che aveva pianificato di acquistare, ha dichiarato che ricorrerà all’arbitrato internazionale per la vendita bloccata degli F-35. Inizialmente, Washington e Ankara avevano avviato colloqui per risolvere la disputa. In seguito, tuttavia, i rapporti tra i 2 alleati si sono progressivamente deteriorati a causa del caso Brunson e delle conseguenti sanzioni americane che Ankara considera una delle cause della crisi della lira turca.

Il ministro degli Esteri turco, tuttavia, ha rassicurato che l’acquisto di sistemi difensivi russi non compromette, di per sé, le relazioni di Ankara con altri Stati. “Le nostre relazioni con la Russia non sono un’alternativa alle nostre relazioni con la Lituania, l’Unione Europea o gli Stati Uniti”, ha spiegato Cavusoglu, concludendo che “la Turchia può bilanciare perfettamente la sua politica estera nella regione”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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