Etiopia: problemi con la grande diga

Pubblicato il 29 agosto 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato il termine del contratto con la Metal and Engineering Corporation (METEC) per il progetto della diga GERD.

Il motivo di tale conclusione sarebbe, secondo quanto riportato da Africa News, i numerosi rinvii per il completamento del progetto. Ahmed ha reso noto che intende affidare il contratto ad un’altra compagnia. “Era un progetto che avrebbe dovuto concludersi in 5 anni, ma dopo 7 nemmeno una delle sue turbine è operativa”, ha dichiarato il premier etiope. La compagnia italiana Salini Impreglio rimane il principale costruttore della diga, mentre METEC si occupava dell’elettromeccanica e del sistema idraulico. Ad oggi, solo il 60% della GERD è completa e, come spiegato da Ahmed, la Salini ha già chiesto compensazioni per i ritardi nei lavori. Da parte sua, la METEC ha reso noto di aver avuto la notizia della chiusura del contratto sabato 25 agosto, motivo per cui i suoi operai sono ancora sul luogo.

La Grand Ethiopian Reinassance Dam (GERD) era stata avviatoa nel 2011 dall’Etiopia, uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area.

La situazione è complicata dal fatto che i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti al 1929 e al 1959, i quali attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Sulla base di tale convinzione, il 4 gennaio scorso, il governo sudanese ha ritirato i propri ambasciatori in Egitto per effettuare consultazioni in merito alla questione. Per cercare di sedare le tensioni, il 16 gennaio, il presidente siriano, Abdel Fattah al-Sisi, ha dichiarato in diretta nazionale di non avere intenzione di iniziare una guerra con l’Etiopia e il Sudan. Il giorno seguente, il premier etiope si è recato in visita ufficiale al Cairo, per chiarirsi con al-Sisi, in merito alla disputa sul completamento della GERD. 

Lo scorso 26 luglio, Semegnew Bekele, il project manager della diga, è stato trovato morto nel proprio veicolo con un proiettile in corpo. La sua Toyota Land Cruiser è stata rinvenuta parcheggiata in una strada molto trafficata presso Meskel Square, nel cuore della capitale etiope, Addis Abeba. Bekele gestiva il progetto della GERD, del valore di 4.8 miliardi di dollari, che sta venendo costruita in prossimità del fiume Nilo. Dirigeva lui il progetto dal 2011. Migliaia di manifestanti si sono riuniti di fronte alla TV di Stato etiope, protestando per la morte di Bekele, ritenuta un assassinio e un’ingiustizia. 

Da quando è salito alla guida dello Stato africano, il 27 marzo scorso, Ahmed ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Oltre ad aver revocato lo stato di emergenza il 5 giugno, in vigore dalla metà del febbraio 2018, il risultato più importante fiora ottenuto sotto la guida di Ahmed è stato il trattato di pace con l’Eritrea, concluso il 9 luglio, che ha dichiarato la fine dello stato di guerra tra i due Paesi. Il 25 agosto, inoltre, Ahmed, ha reso noto che la World Bank fornirà 1 miliardo di dollari all’Etiopia per sostenere il Paese nei prossimi mesi. Secondo quanto riferito dal premier, l’accordo con l’organo internazionale è stato concluso grazie alle riforme in corso in Etiopia.

Il 27 agosto, Ahmed ha altresì giurato che, entro il 2020, si terranno nuove elezioni libere e giuste, in quanto la coalizione governativa, l’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), è impegnata nella transizione democratica del Paese del Corno d’Africa. La coalizione è formata da quattro partiti, quali il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Ahmed fa parte del gruppo della regione Oromia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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