Vittime civili in Yemen, USA minacciano di ritirare il supporto alla coalizione a guida saudita

Pubblicato il 28 agosto 2018 alle 17:16 in Medio Oriente USA e Canada

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Il Pentagono ha avvertito l’Arabia Saudita che gli Stati Uniti sono pronti a ridurre il supporto militare e di intelligence alla coalizione guidata da Riad in Yemen contro i ribelli Houthi, se i Sauditi non si impegnano a limitare il coinvolgimento dei civili negli attacchi aerei, dopo che, il 9 agosto, l’attacco a uno scuolabus nel nord dello Yemen ha ucciso più di 40 bambini.

Gli Stati Uniti sono uno dei principali fornitori di armi dell’Arabia Saudita. Attualmente, Washington fornisce il carburante necessario a rifornire gli aerei sauditi, nonché alcuni servizi di intelligence, sebbene non sia mai stato reso noto se gli Stati Uniti forniscano a Riad anche assistenza mirata. Funzionari americani, tuttavia, hanno più volte sottolineato che gli Stati Uniti stanno cercando di istruire i Sauditi per evitare il coinvolgimento dei civili negli attacchi aerei.

La morte di civili nei raid aerei condotti dalla coalizione a guida saudita in Yemen è frequente. Il 28 settembre 2015, un attacco durante un matrimonio nella città costiera di Mokha, di cui la coalizione nega la responsabilità, ha ucciso 131 persone. Nell’ottobre 2016, invece, un attacco aereo della coalizione ha ucciso 140 persone riunite per un funerale a Sana’a, la capitale dei ribelli. Nel solo mese di giugno 2018, infine, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno effettuato almeno 258 raid aerei, 1/3 dei quali era diretto verso obiettivi non militari. La coalizione ha ammesso alcuni di questi attacchi, ma accusa i ribelli di usare i civili come scudi umani.

L’ultimo episodio, in particolare, risale al 9 agosto, quando un attacco aereo della coalizione a guida saudita contro Dahyan, città nord yemenita nella provincia di Saada, la provincia al confine con l’Arabia Saudita attualmente controllata dai ribelli Houthi, ha colpito uno scuolabus, provocando la morte di 43 bambini e lasciandone feriti 61. La coalizione ha confermato di aver lanciato un attacco contro Saada, ma ha sostenuto che l’attacco è stato condotto con “lanciamissili” e in modo “conforme alle leggi internazionali e umanitarie”. L’episodio ha avuto un’eco significativa negli Stati Uniti, dal momento che l’arma utilizzata era una bomba MK 82 a guida laser di 227 chilogrammi, prodotta da Lockheed Martin, uno dei principali appaltatori della difesa degli Stati Uniti.

Il Pentagono e il Dipartimento di Stato americano hanno richiamato direttamnte Riad, dopo che gruppi a tutela dei diritti umani, alcuni membri del Congresso americano e le Nazioni Unite hanno condannato ripetutamente la condotta saudita in Yemen. Secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi alla CNN, il segretario americano alla Difesa, James Mattis, e il capo delle operazioni militari americane in Medio Oriente, il generale Joseph Votel, sono sempre meno entusiasta del supporto americano ad una campagna di attacchi aerei che coinvolge un gran numero di civili, com’è quella saudita in Yemen. Tuttavia, secondo la CNN, non è chiaro se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intenda davvero ridurre il supporto di Washington all’Arabia Saudita che il leader della Casa Bianca considera un alleato essenziale. Inoltre, alcuni funzionari statunitensi hanno sottolineato che, se gli Stati Uniti si ritireranno, avranno poca influenza per costringere i Sauditi a prestare maggiore attenzione alle vittime civili. L’ex presidente Barack Obama aveva vietato la vendita di determinate tecnologie militari ai Sauditi, a causa di “preoccupazoni per i diritti umani”. Tuttavia, nel marzo 2017, sotto l’amministrazione Trump, il divieto è stato rimosso dall’allora segretario di Stato, Rex Tillerson.

Il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki al-Maliki, ha dichiarato che le Nazioni Unite sono prevenute. L’ONU ha condannato i Sauditi dopo che, il 23 agosto, una serie di attacchi aerei condotti dalla coalizione ha ucciso 30 persone, tra cui 22 bambini, in un’area controllata dai ribelli nel nordovest dello Yemen.

La guerra in Yemen è iniziata il 19 marzo 2015 e vede contrapporsi, ad oggi, il gruppo sciita dei ribelli Houti alle forze del presidente, Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’Arabia Saudita guida una coalizione sunnita formata Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, che sono intervenuti nel conflitto yemenita a supporto del presidente Hadi contro i ribelli Houthi, sostenuti, secondo Riad, dall’Iran sciita che, da parte sua, ha sempre negato tale accusa. Le Nazioni Unite hanno definito la guerra in Yemen “la peggiore crisi umanitaria del mondo”. Oltre 3 anni di guerra hanno provocato almeno 10.000 morti e hanno lasciato 22 milioni di persone in disperato bisogno di aiuto e protezione.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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