USA contro UE sugli aiuti all’Iran

Pubblicato il 27 agosto 2018 alle 12:27 in Iran USA e Canada

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Il Rappresentante Speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Brian Hook, ha criticato, venerdì 24 agosto, la decisione dell’Unione Europea di destinare 20,7 milioni di dollari di aiuti a Teheran, affermando che il gesto di Bruxelles invia “il messaggio sbagliato al momento sbagliato” e che, al contrario, l’Unione Europea dovrebbe collaborare con Washington per porre fine alla minaccia iraniana alla stabilità globale.

Secondo il funzionario statunitense, il popolo iraniano è vittima di una pressione economica significativa a causa della corruzione del governo di Teheran, della sua cattiva gestione delle risorse e dei suoi investimenti nel terrorismo e nei conflitti stranieri. Di conseguenza, secondo Hook, gli aiuti europei perpetuano “la capacità del regime di trascurare i bisogni della sua gente e soffocano cambiamenti politici significativi”. Al contrario, secondo il funzionario americano, “gli Stati Unti e l’Unione Europea dovrebbero lavorare insieme per trovare soluzioni durature che sostengano veramente il popolo iraniano e pongano fine alle minacce del regime alla stabilità regionale e globale”.

Al centro del dibattito c’è un pacchetto di aiuti pari a 18 milioni di euro, corrispondenti a 20,7 milioni di dollari, che, il 23 agosto, l’Unione Europea ha deciso di destinare all’Iran. In particolare, l’assistenza offerta al Paese mediorientale, è destinata a “progetti a sostegno di uno sviluppo economico e sociale sostenibile” nella Repubblica Islamica e “fa parte della rinnovata cooperazione e del rinnovato impegno tra l’Unione Europea e l’Iran a seguito della conclusione dell’accordo sul nucleare”. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha riferito che l’Unione Europea è impegnata nella cooperazione con l’Iran e che tale cooperazione avvantaggerà anche i cittadini europei. “Questo nuovo pacchetto amplierà le relazioni economiche e settoriali in aree che sono di beneficio diretto per i nostri cittadini”, ha spiegato la Mogherini.

In particolare, dei 18 milioni di euro complessivi, 8 milioni saranno destinati al settore privato della Repubblica Islamica, 8 milioni a progetti ambientali e 2 milioni alla riduzione dei danni provocati dall’uso delle droghe. L’obiettivo di Bruxelles è quello di compensare l’impatto delle sanzioni americane ai danni del Paese mediorientale per tenere in vita l’accordo sul nucleare, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, l’8 maggio, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, il 7 agosto, hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

L’Iran ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”. La comunità internazionale, invece, si è divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. Se l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare, l’Unione Europea ha preso le distanze dall’alleato transatlantico, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran. In particolare, le altre parti dell’accordo hanno cominciato ad elaborare misure per tentare di salvarlo. In tale contesto, i finanziamenti europei fanno parte di un pacchetto più ampio di 50 milioni di euro stanziati nel bilancio dell’Unione Europea per l’Iran, che, da parte sua, ha minacciato di smettere di rispettare l’accordo.

Gli Stati Uniti, tuttavia, stanno esercitando pressione su altri Paesi perché si conformino alle sanzioni americane e hanno espresso il loro disappunto in merito agli aiuti europei. Secondo il rappresentante speciale americano per l’Iran, peraltro, “più denaro nelle mani degli ayatollah significa più denaro per portare a termine omicidi in quegli stessi Paesi europei”.

Il 22 agosto, il Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, ha dichiarato che le sanzioni americane contro l’Iran si stanno dimostrando più efficaci del previsto e che gli Stati Uniti stanno portando avanti la loro campagna di massima pressione contro il Paese mediorientale. Tale campagna, secondo Bolton, “sta già avendo un effetto significativo sull’economia dell’Iran e sull’opinione pubblica all’interno del Paese”. Da Teheran, il 26 agosto, il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, ha accusato gli Stati Uniti, sostenendo che “l’intento americano è quello di avviare una guerra psicologica contro l’Iran e contro i suoi partner commerciali”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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