Turchia: Erdogan porterà “sicurezza e pace” in Siria e Iraq

Pubblicato il 27 agosto 2018 alle 6:00 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Tayyip Erdogan, domenica 26 agosto ha promesso di portare pace e sicurezza in Iraq e nelle zone siriane che non sono sotto il controllo della Turchia, e ha affermato che le organizzazioni terroristiche verranno sradicate da tali aree.

Durante un discorso tenutosi nella provincia turca sud-orientale di Mus, in occasione dell’anniversario della Battaglia di Manzicerta del 1071, Erdogan ha promesso che porterà la pace e la sicurezza in Siria e in Iraq. “Non è per niente che gli unici luoghi in Siria dove la sicurezza e la pace sono state ripristinate si trovino sotto il controllo della Turchia. A Dio piacendo, stabiliremo la stessa pace anche in altre aree della Siria. Se Dio lo vuole, stabiliremo la stessa pace in Iraq, dove sono attive le organizzazioni terroristiche”. Il presidente turco ha inoltre associato i conflitti regionali con la presente crisi della valuta di Ankara, che a suo dire rappresenta una “guerra economica” che pone il rischio di far collassare anche le regioni limitrofe. “Quanti cercano ragioni temporanee dietro ai problemi che stiamo affrontano si sbagliano di grosso. Gli attacchi a cui facciamo fronte oggi sono radicati nella storia. Non dimenticate che l’Anatolia è un muro, e se questo muro collassa, non ci sarà più un Medio Oriente, l’Africa, l’Asia centrale, i Balcani o il Caucaso”. Concludendo, Erdogan ha affermato: “Alcune persone prive di scrupoli tra di noi pensano che la situazione riguardi Tayyip Erdogan o il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP). No, riguarda la Turchia”.

La recente svalutazione della moneta nazionale è stata alimentata dalle preoccupazioni di molti investitori in merito alla rigida politica monetaria condotta da Erdogan nel quadro della sua nuova presidenza, connotata da un esecutivo molto forte, e anche per via della recente disputa con gli Stati Uniti, come Ankara alleati in seno alla NATO, concernente la liberazione di Andrew Brunson, pastore evangelico americano attualmente detenuto in Turchia previa accuse di terrorismo. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha richiesto l’immediato rilascio di Brunson, e la mancata esecuzione di tale richiesta è costata ad Ankara sanzioni americane su due ministri al governo e minacce di un’eventuale restrizione commerciale con Washington.

Ankara, che ha appoggiato alcuni gruppi ribelli in Siria, sta cooperando con la Russia, la quale sostiene il regime del presidente siriano, Bashar al Assad, e l’Iran per volgere a una risoluzione politica della crisi. Finora, il Paese ha condotto due operazioni militari transfrontaliere al confine con la Siria e ha organizzato una dozzina di avamposti di osservazione nella regione siriana settentrionale di Idlib.

L’enclave di Idlib, in mano ai ribelli, rappresenta un rifugio anche per quei civili e dissidenti provenienti da altre regioni siriane, così come per le forze dei jihadisti. Tale bastione è stato posto sotto attacco nel mese di agosto, e ha subito un’ondata di raid aerei e bombardamenti. Le offensive pongono le basi per il preludio di un dispiegamento a pieno regime delle truppe governative di Damasco, il quale sarebbe, secondo la Turchia, disastroso.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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