Egitto: operazione militare nel Sinai settentrionale, 8 morti

Pubblicato il 25 agosto 2018 alle 16:13 in Africa Egitto

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Quattro miliziani e quattro membri delle truppe governative egiziane sono rimasti uccisi negli scontri armati scoppiati, sabato 25 agosto, in una provincia del Sinai settentrionale finora relativamente sicura.

Quattro uomini armati sono stati uccisi dalle forze dell’ordine egiziane nel quadro di un’operazione militare condotta nella città di Arish, nel Sinai settentrionale. Le fonti di sicurezza nazionali hanno riferito ai media locali in lingua araba che, in suddetta campagna militare, sono morti anche quattro poliziotti, mentre molti altri sono rimasti feriti. Stando alle fonti, i miliziani antigovernativi indossavano cinture esplosive e avevano con loro altre armi leggere. I restanti membri del gruppo rivoltoso sono riusciti a fuggire dal sito dell’operazione.

Al momento le autorità egiziane non hanno ancora ricondotto i dissidenti coinvolti nello scontro a nessun gruppo terroristico specifico, e allo stesso tempo nessuna organizzazione sovversiva o integralista ha rivendicato i caduti tra le fila governative. A ogni modo, nella regione sono spesso operativi i combattenti dell’ISIS.

Precedentemente nel mese di agosto, l’esercito egiziano aveva reso noto di aver ucciso 52 combattenti islamici nella Penisola del Sinai in un rastrellamento durato qualche giorno e avvenuto nel quadro degli sforzi governativi atti a sradicare la presenza dei gruppi armati dal territorio, che è per gran parte desertico.

Nel corso degli ultimi mesi, l’esercito egiziano ha reso noto che centinaia di militanti fondamentalisti sono stati uccisi nell’operazione avviata dal presidente, Abdel Fattah al-Sisi, in seguito all’attacco a una moschea che, venerdì 24 novembre 2017, ha causato la morte di 305 persone e il ferimento di altre 109, diventando di fatto l’aggressione più letale nel Paese più densamente popolato del mondo arabo. Le recenti operazioni fanno salire a oltre 300 (almeno 317) il bilancio dei militanti islamici uccisi dalle forze militari del Paese, le quali godono del sostegno della polizia locale e di altre forze di sicurezza. L’attuale offensiva governativa, volta a sradicare il fondamentalismo dal territorio, e in particolare dalle zone desertiche più impervie dove i miliziani trovano riparo, è iniziata nel mese di febbraio. Da febbraio a oggi sono rimasti uccisi in tali operazioni almeno 35 soldati egiziani.

Sconfiggere una volta per tutte gli islamisti e ripristinare la sicurezza nel Paese dopo anni di violenze e tensioni rappresentano i pilastri della promessa elettorale fatta da al-Sisi alla popolazione egiziana, nel momento in cui è stato rieletto, il 26 marzo 2018, con il 97% dei voti, sbaragliando i deboli candidati dell’opposizione che concorrevano al titolo presidenziale. Al-Sisi ha dunque prestato giuramento davanti al Parlamento in data sabato 2 giugno, assumendo il suo secondo mandato quadriennale. I detrattori di al-Sisi denunciano la rigida politica di intolleranza e repressione del dissenso avviata dalla sua presidenza, mentre i suoi sostenitori affermano che tali misure sono necessarie per riportare il Paese alla stabilità. L’Egitto non conosce una situazione stabile da quando le proteste popolari rovesciarono l’allora presidente Hosni Mubarak, che consegnò le dimissioni l’11 febbraio 2011. A partire da quel momento, centinaia di islamisti sono tornati in patria dall’Afghanistan, stabilendosi nella Penisola. In particolare, la situazione dei diritti umani in Egitto è deteriorata dopo che un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. L’uomo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai. I ribelli hanno focalizzato i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana, rendendo critica la questione della stabilità nel Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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