USA: nuove sanzioni contro la Russia. Mosca: non ci sono prove, solo insinuazioni malevoli

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 6:01 in Russia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, con due successivi comunicati stampa di martedì 21 agosto, nuove sanzioni contro la Russia, legate a due diverse circostanze. Da una parte, Washington ha approvato delle misure restrittive nei confronti di due compagnie di navigazione russe e di sei navi che gli appartengono coinvolte nel trasferimento di prodotti petroliferi raffinati verso alcune imbarcazioni battenti bandiera nordcoreana, in violazione delle restrizioni imposte dalle Nazioni Unite. Lo stesso giorno, Washington ha imposto altre sanzioni nei confronti di due compagnie, una russa e una slovacca, e due individui di nazionalità russa, per aver aiutato la società Divetechnoservices ad aggirare delle sanzioni precedentemente imposte da Washington relative ad attacchi informatici.

Il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha denunciato la costante “introduzione, da parte di Washington, di sanzioni contro la Russia per ragioni pretestuose”, in un commento rilasciato la sera del 21 agosto in cui ha ha definito infondate le nuove misure, sottolineando che “come sempre, non ci sono prove o giustificazioni, ma solo insinuazioni malevoli”.

“Questa volta gli americani hanno scelto il pretesto delle nostre presunte violazioni delle restrizioni statunitensi in merito alle consegne di prodotti petroliferi alla Repubblica Democratica Popolare di Corea, così come le famigerate violazioni informatiche”, ha continuato Ryabkov, criticando l’approccio aggressivo che gli Stati Uniti adottano per risolvere problemi. Il commento si è chiuso con una dichiarazione forte: “continueremo a reagire alle sanzioni in modo tale da non danneggiare i nostri interessi”, lasciando presupporre una prossima risposta di Mosca.

Per quanto riguarda le sanzioni inerenti al trasporto di petrolio in Corea del Nord, il Dipartimento del Tesoro statunitensi ha identificato, in un comunicato stampa del 21 agosto, due compagnie di navigazione russe, la Primorye Maritime Logistics Co, con sede a Vladivostok e la Gudzon Shipping Co. Sono state inoltre identificate sei navi battenti bandiera russa: Bella, Bogatyr, Neptun, Partizan, Sevastopol e Patriot. Quest’ultima, secondo quanto sostenuto da Washington, ha operato, all’inizio del 2018, due trasferimenti di 1,500 e di 2.000 tonnellate di petrolio, rispettivamente verso le navi Chong Rim 2 e Chon Ma San, entrambe battenti bandiera nordcoreana. Il comunicato stampa ha identificato anche l’acquirente finale, che risulta essere la Taesong Bank, entità nordcoreana subordinata all’Ufficio 39 del Partito del Lavoro di Corea e che, a detta del Dipartimento del Tesoro statunitense, “svolge attività illecite per la leadership di Pyongyang”, ed è già stata colpita dalle sanzioni di Washington.

Il Segretario del Dipartimento del Tesoro, Steven Mnuchin, ha ricordato che i trasferimenti da nave a nave verso imbarcazioni battenti bandiera nordcoreana sono proibite dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord e sono sanzionabili secondo la legge degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda le sanzioni relative agli attacchi informatici, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha chiarito, in un altro comunicato stampa, pubblicato sempre il 21 agosto, che le due compagnie sanzionate, la Vela-Marine Ltd, con sede a San Pietroburgo, e la slovacca Lacno S.R.O, insieme ai due individui, Marina Igorevna Tsareva and Anton Aleksandrovich Nagibin, hanno aiutato la compagnia Divetechnoservices ad evadere le sanzioni che le erano state imposte l’11 giugno, con l’accusa di aver procurato attrezzature subacquee e sistemi di immersione ad alcune agenzie governative russe, tra cui l’FSB. La maggior parte dei soggetti coinvolti non hanno rilasciato dichiarazioni. L’unica reazione è arrivata da Andrei Kuklin, il capo di Vela-Marine, che ha dichiarato a Reuters: “Sfortunatamente, non posso commentare. Non capisco quale sia il problema”.

Ricordiamo che, meno di un mese fa, ovvero mercoledì 9 agosto, i Dipartimento di Stato americano ha annunciato l’imposizione di nuove sanzioni contro la Russia a causa degli eventi legati all’avvelenamento dell’ex spia russa Sergej Skripal’ e sua figlia Julija. Le misure saranno effettive a partire dal 22 agosto.

Nei confronti di Mosca sono già in vigore delle sanzioni statunitensi, imposte in seguito all’annessione della Crimea, avvenuta in seguito al referendum del 16 marzo 2014, durante il quale il 96,77% degli elettori della Crimea e il 95,6% di quelli della città autonoma di Sebastopoli, si espresse in favore alla riunificazione con la Russia, che è stata poi ufficializzata con firma del Trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea, ratificato dalla Duma il 20 marzo 2014. Si tratta di sanzioni individuali, che prevedono divieti di viaggio, congelamento di beni e restrizioni commerciali, come la possibilità di ottenere finanziamenti dalle banche, nei confronti di quasi 700 persone fisiche e giuridiche russe, in un tentativo di tangere il governo di Vladimir Putin. Queste misure sono state approvate con quattro ordini esecutivi approvati tra marzo e dicembre 2014.

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Cristina Lipari

di Redazione

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