Trump: investigare sulle espropriazioni di terra e le uccisioni in Sudafrica

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 16:42 in Sudafrica USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto al Segretario di Stato Mike Pompeo, mercoledì 22 agosto, di studiare i “sequestri di terre e fattorie” e le “uccisioni di contadini” che avvengono in Sudafrica, spingendo Pretoria ad accusare la Casa Bianca di alimentare divisioni razziali.

L’1 agosto, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa aveva annunciato che il principale partito di governo, il Congresso nazionale africano (ANC), intendeva modificare la Costituzione per consentire l’esproprio della terra senza compensazione, dal momento che “i proprietari terrieri bianchi possiedono ancora la maggior parte della terra in Sudafrica”. Ramaphosa aveva altresì chiarito che qualsiasi riforma fondiaria doveva essere condotta senza alcun impatto negativo sulla crescita economica o sulla sicurezza alimentare. Tuttavia, “ancora nessun terreno è stato espropriato da quando sono stati annunciati i piani di riforma”, ha affermato l’ANC.

In risposta al progetto del presidente sudafricano, con un post su Twitter, pubblicato mercoledì, Trump ha annunciato: “Ho chiesto al Segretario di Stato Mike Pompeo di studiare da vicino i sequestri di terre e fattorie che stanno avvenendo in Sudafrica e gli espropri e le uccisioni su larga scala degli agricoltori”. I commenti del presidente statunitense hanno infiammato un dibattito già acceso in Sudafrica, dove le divisioni e le disuguaglianze persistono nonostante la fine del regime di apartheid, nel 1994.

La valuta sudafricana è scesa di oltre l’1,5% rispetto al dollaro dopo che il tweet di Trump ha iniziato a circolare nel Paese africano. La portavoce di Ramaphosa ha dichiarato che il ministro degli Esteri del Sudafrica chiederà chiarimenti all’ambasciata degli Stati Uniti a Pretoria sui commenti di Trump. La donna ha aggiunto che, con le sue affermazioni, il presidente statunitense dimostra di essere “disinformato sui fatti”. “Il Sudafrica respinge totalmente questa visione ristretta dei fatti che cerca solo di dividere la nostra nazione e ci ricorda il nostro passato coloniale”, ha twittato l’account ufficiale del governo sudafricano. Il Dipartimento di Stato americano non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione in merito al commento di Trump.

È apparso che il tweet del presidente statunitense sia giunto come risposta a un report di Fox News, in cui si trattava la questione della terra in Sudafrica e gli omicidi di coltivatori bianchi. Il crimine violento è un problema serio nel Paese africano e 47 agricoltori sono stati uccisi tra il 2017 e il 2018, secondo le statistiche di AgriSA, un’organizzazione di associazioni agricole. Tuttavia, il numero rappresenta il minimo storico in circa 20 anni. Il picco di violenza si ebbe nel 1998, quando 153 agricoltori sono stati uccisi. Tra il 2003 e il 2011, il numero di vittime nelle campagne variava tra le 80 e le 100 persone, mentre nel 2016 era di circa 60. Dalla fine dell’apartheid, il Congresso nazionale africano segue un modello di “volontario venditore, volontario compratore”, in base al quale, di norma, il governo acquista fattorie di proprietà bianca per redistribuirle ai neri. I progressi sono stati lenti e la maggior parte dei sudafricani ritiene che debba essere fatto qualcosa in più per accelerare il cambiamento. “Riformare la distribuzione e la proprietà della terra farà bene al Sudafrica”, ha affermato l’analista politico Nic Borain, il quale ha aggiunto: “Che ci saranno instabilità e preoccupazioni sui diritti di proprietà è inevitabile, ma non ci aspettiamo che il governo agisca in un modo che destabilizzi radicalmente la sicurezza degli investitori”. AfriForum, un’associazione che rappresenta per lo più bianchi sudafricani indignati dal programma di espropriazione della terra che definiscono come “catastrofico”, si è recata negli Stati Uniti all’inizio di quest’anno per fare pressione sul Senato e sugli altri funzionari.

Occorre sapere che, durante gli anni dell’apartheid, i cittadini neri, che ancora oggi costituiscono l’80% della popolazione, non potevano possedere terreni al di fuori delle “Homelands”, appezzamenti di terra che erano stati assegnati dal governo bianco e in cui i neri venivano segregati. Una volta terminato il regime di apartheid, l’ANC ha iniziato a comprare le fattorie e le terre dei proprietari bianchi per ridistribuirle tra la popolazione di colore. Tuttavia, i progressi da allora sono stati molto lenti, dal momento che, secondo le stime governative, soltanto il 4% dei cittadini neri possiede terreni privati e solo l’8% delle fattorie è passato nelle loro mani. Tali numeri son o ben lontani dal 30% che era stato prefissato per il 2014. All’inizio del mese di marzo, David Masondo, membro del Comitato per la Trasformazione Economica dell’ANC, aveva assicurato che le espropriazioni, le quali non prevedono compensazione, non riguarderanno quelle terre che vengono sfruttate in modo produttivo ma, al contrario, quelle inutilizzate o impiegate per fini speculativi. Il presidente Ramaphosa, eletto il 15 febbraio 2018, si è detto intenzionato a risolvere la questione dei terreni nel minor tempo possibile, pur assicurando la continuità della produzione e il mantenimento della sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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