USA: le sanzioni americane contro l’Iran sono “più efficaci del previsto”

Pubblicato il 22 agosto 2018 alle 11:01 in Iran USA e Canada

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Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha dichiarato che le sanzioni americane contro l’Iran si stanno dimostrando più efficaci del previsto e che gli Stati Uniti stanno portando avanti la loro campagna di massima pressione contro il Paese mediorientale. Il funzionario americano ha discusso tali aspetti, il 22 agosto, in un’intervista con Reuters a Gerusalemme, nel corso della sua visita in Israele.

In particolare, Bolton ha affermato che “la reimposizione delle sanzioni sta già avendo un effetto significativo sull’economia dell’Iran e sull’opinione pubblica all’interno del Paese”. Tuttavia, secondo il consigliere americano, “l’attività iraniana nella regione ha continuato ad essere bellicosa”. Al riguardo, Bolton ha fatto esplicito riferimento all’atteggiamento iraniano in Iraq, in Siria, in Libano e in Yemen, nonché alla minaccia di Teheran di chiudere le rotte navigabili del Golfo Persico. In particolare, dopo che Washington ha esortato tutti i Paesi del mondo a smettere di importare petrolio iraniano, Teheran ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz, situato tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman e unico passaggio marittimo dal Golfo all’Oceano Indiano, solcato da petroliere che trasportano circa il 30% del petrolio greggio commercializzato in tutto il mondo via mare.

Il 7 agosto, Washington ha annunciato la reintroduzione delle sanzioni contro Teheran, dopo essersi ritirata, l’8 maggio, dal Joint Comprehension Plan of Action (JCPA), l’accordo sul nucleare, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali ai danni del Paese mediorientale, in cambio dell’impegno di quest’ultimo a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, 3 mesi dopo, hanno reintrodotto sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano e il nonché contro il settore finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi. L’Iran ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”.

La comunità internazionale, invece, si è divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. Se l’Unione Europea ha preso le distanze dall’alleato transatlantico, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran, l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare.

Le sanzioni americane pesano sull’economia iraniana, già assediata dall’alta disoccupazione, dall’inflazione, che, nel 2017, ha raggiunto l’8,1%, e dal deprezzamento della valuta nazionale. Tra ottobre e dicembre 2017, il tasso di disoccupazione iraniano era pari a 11,9%, mentre il rial, da aprile, ha perso la metà del suo valore. Gli effetti delle sanzioni, peraltro, non sono unicamente di natura economica. Migliaia di Iraniani hanno protestato contro l’aumento dei prezzi di alcuni prodotti alimentari e del costo della vita, la disoccupazione e la corruzione, alimentando, in alcuni casi, vere e proprie maifestazioni antigovernative.

Il 21 agosto, la Germania ha invitato l’Europa a istituire sistemi di pagamento indipendenti dagli Stati Uniti, per salvare l’accordo sul nucleare iraniano. Tuttavia, assicurare benefici economici al Paese mediorientale per convincerlo a rimanere nell’accordo non si sta rivelando semplice per l’Europa, molte imprese della quale hanno cominciato ad arrestare le proprie attività in Iran, per non essere colpite dalle sanzioni americane. “Ci aspettiamo che gli Europei vedano, come le imprese in tutta Europa stanno vedendo, che la scelta tra fare affari con l’Iran o fare affari con gli Stati Uniti è molto chiara per loro”.

Una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta contro il settore petrolifero e bancario, è prevista per novembre. “Il presidente Trump ha reso molto chiaro che vuole la massima pressione sull’Iran e questo è quello che sta accadendo. Non dovrebbero esserci dubbi che gli Stati Uniti vogliano risolvere questo problema in modo pacifico, ma siamo pienamente preparati per qualsiasi contingenza creata dall’Iran”, ha concluso Bolton.

L’Iran, che a lungo ha negato di essere intenzionato a svluppare un’arma atomica, non ha, per il momento, commentato ufficialmente le parole del consigliere americano.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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