USA: la Russia è “bloccata” in Siria e l’Iran deve lasciarla

Pubblicato il 22 agosto 2018 alle 14:33 in Siria USA e Canada

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Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha dichiarato che la Russia è “bloccata” in Siria ed è in cerca di finanziatori per la ricostruzione post-bellica del Paese mediorientale. Tale situazione, secondo il Consigliere statunitense, rappresenta un’opportunità per Washington per spingere le forze iraniane a lasciare il Paese, devastato dalla guerra civile che è entrata, ormai, nel suo ottavo anno. Il funzionario americano ha discusso tali aspetti, il 22 agosto, in un’intervista con Reuters a Gerusalemme, nel corso della sua visita in Israele.

Innanzitutto, Bolton ha negato l’esistenza di un’intesa tra gli Stati Uniti e la Russia in merito ad una possibile offensiva su vasta scala da parte delle forze siriane contro i ribelli di Idlib, le cui posizioni sono state bombardate, il 9 agosto, dalle forze del regime siriano. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco poteva rappresentare il preludio di un assalto più ampio, dal momento che liberare Idlib, il più grande territorio sotto il controllo dei ribelli, è una priorità del regime di Damasco.  Bolton, tuttavia, ha messo in guardia contro l’uso di armi chimiche o biologiche nella città del nordovest della Siria, in prossimità del confine turco. Gli Stati Uniti, ha ammonito Bolton, potrebbero rispondere “fortemente” ad un eventuale attacco chimico o biologico contro Idlib. Ad aprile, l’amministrazione Trump ha radunato una coalizione di forze armate americane, francesi e britanniche per attaccare strutture del governo siriano legate alla produzione di armi chimiche, dopo l’attacco con gas letale contro il distretto di Douma, verificatosi nella notte tra il 7 e l’8 aprile. Damasco, da parte sua, ha sempre negato l’impiego di tali armi.

In secondo luogo, Bolton ha riferito che il presidente russo, Vladimir Putin, ha informato gli Stati Uniti che Mosca non può costringere l’Iran a lasciare la Siria, ma ha aggiunto che gli interessi della Russia e dell’Iran “non sono esattamente gli stessi”. Per tale ragione, il Consigliere americano, che incontrerà il suo omologo russo, Nikolai Patrushev, il 23 agosto a Ginevra, ha affermato che gli Stati Uniti parleranno con i Russi per capire se si possa trovare un accordo in merito alla “risoluzione del conflitto siriano”. Ma condizione essenziale perché di accordo si possa parlare, ha precisato Bolton, è “il ritiro di tutte le forze iraniane” dalla Siria. Tuttavia, secondo il funzionario americano, Washington può esercitare una leva nei suoi colloqui con Mosca perché, al momento, i Russi sono “bloccati” in Siria, dove sostengono il regime del presidente Bashar al-Assad, mentre sono più cauti rispetto al ruolo dell’Iran, che pure sostiene il regime di Damasco. Secondo Bolton, Mosca sta conducendo una “frenetica attività diplomatica in Europa”, che indica che il Cremlino vorrebbe “trovare qualcun altro che sostenga i costi della ricostruzione della Siria”.

In terzo luogo, Bolton ha spiegato che gli interessi americani in Siria sono “completare la distruzione del Califfato, affrontare la continua minaccia del terrorismo dell’ISIS e occuparsi della presenza delle milizie iraniane e delle forze regolari”. Con queste parole, il funzionario americano ha confermato la strategia statunitense, ribadita pochi giorni fa dal Dipartimento di Stato e dalla Casa Bianca. Il 17 agosto, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che taglierà più di 200 milioni di dollari dai fondi destinati alla stabilizzazione della Siria. Tuttavia, la sua portavoce, Heather Nauert, ha rassicurato che tali tagli non rappresentano una riduzione dell’impegno statunitense in Siria, mentre il presidente americano, Donald Trump, ha chiarito che gli Stati Uniti sono pronti a rimanere nel Paese mediorientale fino alla sconfitta definitiva dell’ISIS e fino a quando l’Iran e i suoi alleati non ritireranno le loro truppe.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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