ONU in Libia: caccia alle milizie che destabilizzano il Paese

Pubblicato il 21 agosto 2018 alle 13:51 in Africa Libia

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L’ONU ha chiesto al governo libico di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, di individuare e investigare sui gruppi armati che impediscono alle istituzioni statali di funzionare adeguatamente.

La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha espresso, lunedì 20 agosto, “una forte condanna della violenza, dell’intimidazione e dell’ostruzione al lavoro delle istituzioni sovrane della Libia da parte dei miliziani”. I vertici della missione hanno poi invitato il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, sostenuto dall’ONU, a “perseguire i responsabili di queste azioni criminali”. Nella sua dichiarazione, l’UNSMIL ha chiarito che i membri di tali brigate agiscono nominalmente sotto il Ministero dell’Interno del governo di Tripoli. Tuttavia, regolarmente, questi miliziani minacciano le istituzioni statali, incluse quelle del Governo di Accordo Nazionale, sottoponendole a intimidazioni e attacchi, e mettono al rischio il normale svolgimento delle attività di diversi enti. La scorsa settimana, la National Oil Corporation di Tripoli (NOC-ovest) ha riferito che uomini del Ministero dell’Interno si sono fatti strada nel quartier generale della Brega Petroleum Marketing Company, una squadra di distribuzione della compagnia, per “arrestare” il suo capo. Anche l’Autorità per gli investimenti libici, il fondo sovrano gestito dal Governo di Accordo Nazionale, si è recentemente trasferito dal suo ufficio, nel centro di Tripoli, in un luogo più sicuro, dopo le minacce da parte dei miliziani contro i suoi dipendenti.

“L’interferenza con le istituzioni sovrane e la minaccia alla ricchezza nazionale della Libia sono questioni gravi e devono cessare immediatamente”, ha osservato l’UNSMIL. “Le Nazioni Unite riferiranno alla comunità internazionale e collaboreranno con tutte le autorità competenti per indagare sulla possibilità di introdurre sanzioni contro coloro che interferiscono o minacciano le operazioni di qualsiasi istituzione sovrana che lavori per il bene della Libia e del suo popolo”, si legge nella dichiarazione. L’UNSMIL ha anche invitato il Consiglio presidenziale di Tripoli a prendere le misure necessarie per perseguire i responsabili di tali azioni criminali.

Da quando la guerra, iniziata il 17 febbraio 2011, ha rovesciato il regime del colonnello Muammar Gheddafi, che governava la Libia dal 1969, il Paese nordafricano versa in uno stato di caos. La nazione si è divisa in fazioni rivali che hanno causato per anni disordini e conflitti armati e una miriade di milizie, gruppi jihadisti e trafficanti di esseri umani hanno proliferato. La prima guerra civile ha avuto luogo tra il febbraio e l’ottobre del 2011 e ha visto le forze lealiste di Gheddafi contrapporsi a quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale di transizione. Da quando l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, ha abbattuto Gheddafi, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato, dal 30 marzo 2016, dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia ed Egitto. L’ONU si impegna a riunificare al più presto la Libia e a organizzare elezioni nazionali, al momento previste per dicembre 2018.

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Chiara Gentili

di Redazione

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