Siria: salvare vite umane con un’app

Pubblicato il 20 agosto 2018 alle 3:18 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Quando un aereo delle forze siriane si alza in volo, ogni secondo può essere vitale. La guerra in Siria, ormai entrata nel suo settimo anno, ha portato alla creazione di un’app in grado di avvisare i civili in caso di bombardamento imminente.

Agli inizi della guerra civile, scoppiata nel marzo del 2011, i siriani utilizzavano i walkie-talkie per avvertire i vicini dell’arrivo degli aerei da guerra, ma nel 2016, un team di programmatori ha trovato un modo per unire gli sforzi della popolazione in modo più sofisticato. Il risultato è l’Hala Systems, un’app, nota a molti siriani come Sentry System. “Abbiamo deciso di interrompere la natura della guerra”, ha affermato uno degli ideatori, l’imprenditore americano Dave Levin. “Era un’idea pazzesca, ma abbiamo deciso che sarebbe stato irragionevole non provare”, ha aggiunto. Levin ha fondato l’operazione con l’ex diplomatico americano, John Jaeger, e un programmatore di computer siriano, che ha chiesto di mantenere l’anonimato per paura di ritorsioni da parte del governo del presidente Bashar al-Assad. L’impresa è stata finanziata da alcuni governi occidentali e dalle donazioni di amici e familiari dei civili all’estero.

Il Washington Post racconta come questo progetto visionario si sia trasformato in un’app capace di salvare le vite di una popolazione assediata, trasformando la Siria in hub della tecnologia per la soppravvivenza. Innanzitutto, il team ha avuto bisogno di una rete umana di contatti fidati. Mese dopo mese tale rete prese corpo, reclutando insegnanti, ingegneri e agricoltori come potenziali osservatori aerei. Alcuni di questi vivevano vicino a basi aeree russe o siriane, altri nel cuore del territorio detenuto dall’opposizione. Dotati di una semplice app per smartphone, i volontari osservano i cieli, per turni di otto ore. Al decollo di ogni aereo, gli osservatori condividono le informazioni sulla posizione, direzione e, se possibile, sul tipo di velivolo. “Tutti trattengono il fiato”, ha riferito Abu Zeid, uno degli osservatori aerei, in una recente intervista. “È un’attesa che sembra un inferno”. Queste informazioni vengono poi affinate grazie a dati complementari forniti da alcuni sensori nascosti. Posti in cima a alberi e edifici alti, i sensori raccolgono dati acustici che possono essere utilizzati per determinare velocità e modelli degli aeromobili. In pochi secondi, il software di Hala confronta le nuove informazioni con quelle degli episodi precedenti, calcola le probabilità di un attacco aereo e determina previsioni delle tempistiche e dei probabili bersagli. Le proiezioni vengono poi immediatamente trasmesse tramite i social media e viene attivata una rete di avvisi. Quando gli aerei da guerra si avvicinano, prima che le sirene inizino a suonare per strada, le famiglie avvertite del pericolo si troveranno già nei rifugi.

Un’analisi preliminare, commissionata dalla stessa Hala Systems, suggerisce che tale tecnologia abbia contribuito a salvare centinaia di vite e a prevenire migliaia di feriti. Durante una delle offensive più letali del conflitto, sostenuta dalla Russia contro l’enclave ribelle alla periferia di Damasco, nel Ghouta orientale, i residenti programmavano le loro vite quotidiane attorno agli avvertimenti di Hala. “Erano l’unico barlume di speranza che avevamo”, ha dichiarato un ex residente, parlando in condizione di anonimato, per ragioni di sicurezza. “È difficile credere che siamo sopravvissuti a quei giorni, davvero. Così tante persone sono morte”. A febbraio di quest’anno, dopo sette giorni di bombardamenti, nel Ghouta orientale, abitatato da circa 400mila persone e controllato dai ribelli siriani, si sono contate fino a 500 vittime. Il comando dell’esercito siriano ha dichiarato, sabato 31 marzo, di aver riconquistato la maggior parte delle città e dei villaggi nel Ghouta orientale. Secondo le forze armate siriane del presidente Bashar al-Assad, centinaia di ribelli sono stati uccisi nell’offensiva volta alla riconquista del Ghouta, mentre l’opposizione ha spiegato che le campagne militari sono state sostenute per via aerea, lanciando napalm e bombe incendiarie contro i civili, con l’obiettivo di demoralizzare i combattenti. 

In tali contesti, l’Hala app è risultata vitale. Per aumentare l’efficienza del lavoro svolto, gli ideatori dell’app hanno stretto accordi con il gruppo di salvataggio dei caschi bianchi, che conducono operazioni di ricerca e salvataggio nelle aree controllate dai ribelli e che dispongono di stazioni radio e strutture mediche affiliate all’opposizione. Nonostante gli ottimi risultati, il lavoro che viene richiesto agli osservatori è estremamente pericoloso. Il rischio di rappresaglie e le minacce da parte delle milizie filo-governative sono comuni e numerosi osservatori sono inoltre stati occasionalmente esposti a raid aerei, sebbene non ci siano casi noti di intenzionalità di tali attacchi ai loro danni. “Sono rimasto lì a trasmettere le informazioni mentre le esplosioni infuriavano tutt’intorno”, ha riferito Abu Zeid, un osservatore del Ghouta orientale. “La violenza è stata implacabile, ma non si può immaginare la sensazione che si prova sapendo che il tuo avvertimento può salvare vite umane”, ha dichiarato Abdul Razzak, osservatore nella città settentrionale di Maarat al-Numan, detenuta dell’opposizione. “La sensazione è così forte che ti senti come se stessi scoppiando”.

Il 4 aprile 2017, un osservatore, Mahmoud al-Hasna, cattura il segnale radio di una conversazione di un pilota con un centro di comando, sul suo walkie-talkie palmare e invia immediatamente l’allerta. Stava cercando di rintracciare il comandante di una specifica squadra da mesi, poiché sapeva che l’aereo dirigeva solo un tipo di missione. “Ragazzi, ci sono sostanze chimiche su quell’aereo, ne sono sicuro”, ha riferito via radio. “Dite alla gente di indossare delle maschere”. Qualche minuto dopo, gli aerei da guerra rilasciarono gas nervino sulla città settentrionale di Khan Sheikhoun, uccidendo decine di civili tra dolori e agonie. John Jaeger ha dichiarato in seguito che non è chiaro se Hala abbia salvato delle vite in questo attacco, avvenuto durante la fase di lancio del sistema. “Vorrei che più persone avessero potuto ricevere il nostro avvertimento quel giorno”, ha aggiunto. Oggi, a seguito della riconquista da parte del regime della maggioranza dei territori del Paese, ad eccezione della provincia settentrionale di Idlib, il lavoro degli osservatori potrebbe complicarsi ulteriormente. Questi, infatti, con l’avvicinarsi dell’ultima fase della guerra in Siria, saranno chiamati a soccorso di quella che si prevede essere la più sanguinosa offensiva della guerra, quella finale. Con niente più che gli occhi al cielo e uno smartphone tra le mani. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.