Niger: per fermare l’immigrazione occorre stabilizzare la Libia

Pubblicato il 17 agosto 2018 alle 13:40 in Africa Niger

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Se l’Europa vuole fermare gli arrivi di migranti che dall’Africa sbarcano sulle sue coste, deve porre fine allo stato di caos in Libia. È quanto ha dichiarato, in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters, giovedì 16 agosto, il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, avvertendo che anche la stabilità dei Paesi vicini è in serio pericolo. Issoufou ha altresì ribadito alcuni temi che aveva già affrontato durante un incontro con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il giorno prima, mercoledì 15 agosto, sottolineando il bisogno di maggiore assistenza da parte dell’Europa nel campo della sicurezza e dello sviluppo in Niger e nell’Africa subsahariana in generale.

“Le soluzioni ai problemi che portano all’immigrazione clandestina sono naturalmente collegate alla creazione di opportunità di lavoro, specialmente per i giovani. E per essere in grado di creare opportunità di lavoro, in primo luogo per i giovani, abbiamo bisogno di investimenti significativi. Non solo nell’agricoltura ma anche nella nostra industria. L’Africa non ha bisogno soltanto di materie prime, ma soprattutto della mobilitazione di fondi al suo interno, tra i Paesi del continente. Ha bisogno di aiuti allo sviluppo ma anche di indirizzare gli investimenti esteri negli Stati del Sahel”, ha affermato Issoufou.

Soffermandosi sul tema dell’immigrazione, il presidente nigerino ha spiegato che nessun piano di contrasto al fenomeno migratorio potrà avere successo se la situazione in Libia non si stabilizzerà: “Per quanto riguarda la Libia, ho espresso il desiderio che la cancelliera Merkel ci sostenga affinché possiamo trovare rapidamente insieme una soluzione per far uscire dalla crisi il Paese nordafricano. Finché la Libia rimane nell’attuale caos, la stabilità e la sicurezza degli Stati del Sahel sono in pericolo”, ha dichiarato al termine dei colloqui.

Il presidente Issoufou ha inoltre elogiato gli sforzi del suo Paese nel combattere i contrabbandieri che fanno fortuna mandando i migranti in un pericoloso viaggio verso l’Europa. Il Niger è una nazione di transito per coloro che cercano di raggiungere l’Europa in barca dalla Libia e Issoufou ha espresso il suo impegno sia nel contrastare i traffici criminali, relativi a esseri umani, armi, droga, sia nel combattere le organizzazioni terroristiche con sede in Mali e in Nigeria. Il Niger meridionale, al confine con la Nigeria, è bersaglio di frequenti attacchi mortali da parte dei militanti jihadisti di Boko Haram. Ad ovest invece, dove il Niger confina con Burkina Faso e Mali, sono attivi diversi gruppi collegati ad al Qaeda. La Libia, sede di affiliati dello Stato islamico, si trova al confine settentrionale.

Mercoledì 15 agosto, Angela Merkel aveva lodato gli sforzi del Niger nella lotta contro il terrorismo e aveva offerto il sostegno di Berlino nella battaglia: “Il Niger non sta solo combattendo contro le forze terroristiche provenienti dal Mali, ma anche dalla regione dei laghi del Ciad. Quindi la lotta contro il terrorismo è una sfida significativa per il Niger e vorrei sottolineare che il Paese e gli altri Stati del Sahel si sono sempre assunti le loro responsabilità. Ci impegneremo affinché il Niger riceva un solido mandato internazionale per continuare questa battaglia e cercheremo di collaborare per trovare insieme soluzioni politiche per la Libia”, ha affermato la Merkel durante la conferenza.

Come rivelato da uno studio dell’iniziativa REACH, due dei punti principali di entrata dei flussi migratori in Libia si trovano in prossimità delle frontiere con il Niger e il Ciad, da dove i migranti cercano di raggiungere Sebha, nel sud del Paese. Un altro punto di entrata, invece, è posizionato lungo i confini sud-orientali con una parte del Ciad e una parte del Sudan ed è attraversato soprattutto da persone originarie dell’Africa centrale e orientale, che raggiungono la regione di Alkufra. La maggior parte delle fonti ha confermato di non aver riscontrato una diminuzione nel numero delle entrate dei rifugiati dai confini meridionali libici fino alla metà del 2017. In seguito a tale data, i flussi hanno mutato direzione, spostandosi ai lati del Niger, in Ciad e in Algeria. Il 31 maggio 2018, Libia, Sudan, Ciad e Niger hanno firmato a N’Djamena il protocollo di sicurezzaper rafforzare la cooperazione tra i 4 Paesi in materia di contrasto al crimine e ai traffici illegali.

Prima dell’intervento militare della NATO in Libia, il 19 marzo 2011, l’immigrazione illegale non era un problema urgente come adesso. In seguito al rovesciamento di Gheddafi, tra il 2012 e il 2014, la Libia è andata sull’orlo di una nuova guerra civile, spaccando l’autorità politica in due governi rivali. Ancora oggi, il Paese nordafricano non ha un potere politico unitario, con un governo insediato a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e uno insediato a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. Tale situazione ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani ed i gruppi terroristici si avvantaggiassero del caos generale e dei mancanti controlli di sicurezza per portare avanti le proprie attività, trasformando la Libia nel principale porto di partenza delle imbarcazioni cariche di migranti verso l’Europa. I confini meridionali del Paese nordafricano, in particolare, con il Niger, il Ciad e il Sudan sono divenuti aree molto sensibili, in quanto poco controllate.

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Chiara Gentili

di Redazione

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