Ecco il nuovo missile balistico dell’Iran: agile, invisibile, tattico

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 12:10 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha svelato la prossima generazione del missile balistico invisibile a corto raggio, Fateh Mobin, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa filo-governativa, Tasnim.

“Come promesso ai nostri cari, non risparmieremo alcuno sforzo per aumentare le capacità missilistiche del Paese e aumenteremo certamente il nostro potere missilistico ogni giorno”, ha dichiarato il generale di brigata, Amir Hatami. Hatami ha descritto la nuova versione del Fateh Mobin come “100% iraniano, agile, invisibile, tattico e guidato con un sistema di precisione”. Hatami ha aggiunto che il missile può eludere i radar, ha una precisione millimetrica e rafforzerà le capacità di deterrenza e difesa dell’Iran. Il programma missilistico iraniano è un importante argomento di discussione con le potenze mondiali, in particolare gli Stati Uniti. Il mantenimento di un sistema missilistico all’avanguardia è considerato dall’Iran un elemento vitale per la sua sicurezza e difesa.

Il raggio di azione del missile non è stato specificato, ma gli esperti ritengono che sarà tra 300 e 500 chilometri, più dei missili Fateh Mobin delle versioni precedenti, con un raggio di circa 200-300 chilometri. Il nuovo missile, alla vista, risulta simile alle precedenti versioni del Fateh-110, ma presenta un cappuccio sulla cima, apparentemente per proteggere un ricercatore elettro-ottico (EO). Non sembra essere dotato di un veicolo di rientro o un corpo motore separati realizzati in materiale composito, come la variante Zolfaghar (Zulfiqar) a lungo raggio. I media iraniani hanno riferito che il Fateh Mobin ha un nuovo sistema di guida con un “cercatore intelligente”, che gli consente di colpire sia gli obiettivi di mare che quelli terrestri, sia di giorno sia di notte, con un alto livello di precisione. È anche presumibilmente in grado di penetrare le difese anti-missile e di operare in un ambiente di guerra elettronica ostile. Si ritiene che l’Iran possieda più di 1.000 missili a corto e medio raggio, tuttavia nel 2018 non è stato effettuato alcun test.

L’annuncio del nuovo missile, avvenuto lunedì 13 agosto, segue il lancio di prova, effettuato dall’Iran, di un missile anti-nave durante le esercitazioni belliche della settimana scorsa nello Stretto di Hormuz. Sebbene il missile in questione sia stato lanciato all’interno delle acque territoriali iraniane, Washington lo ha ritenuto un messaggio contro le nuove sanzioni imposte a Teheran. Il lancio ha rappresentato la prima volta, quest’anno, in cui l’Iran ha testato un missile balistico. Anche altri Paesi occidentali hanno visto l’esercitazione militare iraniana come una mossa provocatoria, in risposta alla reintroduzione di sanzioni su Teheran da parte degli Stati Uniti. Il collegamento tra le restrizioni economiche e l’esercitazione iraniana nello stretto di Hormuz sta nel fatto che, secondo un ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Teheran potrebbe bloccare le esportazioni di petrolio dall’area, qualora Washington imponesse misure restrittive sul petrolio iraniano, che sono già state inserite nella seconda tranche di sanzioni statunitensi, prevista per novembre, intesa a colpire il petrolio e il gas dell’Iran. Nelle ultime settimane, le autorità iraniane hanno minacciato più di una volta di chiudere lo Stretto di Hormuz in segno di rappresaglia per il rinnovo delle sanzioni.

L’8 maggio, Trump si era ritirato dal Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran con Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania. Fin dalla campagna elettorale, Trump aveva criticato il JCPOA, definendolo un disastro dal quale gli Stati Uniti sarebbero dovuti uscire al più presto. Il 13 settembre 2017, Trump aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA e aveva chiesto al Congresso di modificare la legislazione per contrastare maggiormente il programma missilistico iraniano. Il 12 gennaio 2018, il presidente americano aveva deciso di rinnovare per l’ultima volta l’accordo. In seguito al ritiro, il 26 giugno, gli Stati Uniti avevano chiesto a tutti i Paesi del mondo di smettere di acquistare petrolio iraniano o prepararsi ad affrontare le sanzioni statunitensi. In seguito al ritiro americano dal JCPOA, il rial, la valuta nazionale iraniana, ha subito una svalutazione del 40%, scatenando violente proteste in tutto il Paese.

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traduzione e redazione a cura di Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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