Mali: Ibrahim Boubacar Keita è di nuovo presidente

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 16:01 in Africa Mali

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Ibrahim Boubacar Keita si riconferma presidente del Mali superando al ballottaggio, con il 67% dei voti, il rivale dell’opposizione, Soumaila Cisse. Lo ha comunicato, giovedì 16 agosto, il Ministero dell’Amministrazione territoriale del Paese. Con questa vittoria, Keita si aggiudica il suo secondo mandato presidenziale, preparandosi a governare per altri 5 anni uno degli Stati africani più turbolenti e problematici in termini di sicurezza. Keita, 73 anni, capo del partito socialdemocratico Rassemblement pour le Mali (RPM), aveva già vinto le elezioni nell’agosto 2013, sconfiggendo anche allora il rivale Cisse con il 77% dei voti. Quest’ultimo ha 68 anni ed è un ex ministro delle finanze.

Le votazioni si sono tenute domenica 12 agosto, dopo che il primo round si era concluso, il 29 luglio 2018, con i due rivali in testa. Keita risultava primo, con il 41% dei voti, seguito subito dopo da Cisse, che aveva ottenuto il 18%. Nonostante quest’ultimo avesse accusato l’altra parte di aver commesso brogli durante le elezioni, la Corte Costituzionale aveva confermato i risultati. Il secondo turno è stato segnato da un’affluenza alle urne piuttosto bassa. Solo il 22% della popolazione si è recato a votare. Ciò è dipeso soprattutto dal clima di tensione che ha investito le elezioni durante tutto il loro svolgimento. Il primo round era stato funestato da attacchi armati e gravi incidenti su circa un quinto dei seggi elettorali, costringendo le autorità a chiuderne almeno 644, circa il 3% del totale. Domenica 29 luglio, una fazione di al Qaeda nel Sahara aveva rivendicato un attacco mortale in un villaggio nel nord del Mali, dichiarando di aver sparato 10 colpi di mortaio contro le forze di missione francesi e le squadre dell’ONU facenti parte della missione di peacekeeping MINUSMA, istituita nel Paese l’1 luglio 2013. L’1 agosto, invece, un gruppo di uomini armati aveva attaccato un convoglio che trasportava materiale elettorale, innescando una sparatoria in cui 4 soldati e 8 aggressori erano rimasti uccisi. Il secondo turno è stato relativamente meno agitato, anche grazie all’intervento di 6.000 soldati che si sono aggiunti ai 30.000 già in servizio.

I jihadisti hanno reso insicura la quasi totalità del nord e del centro del Mali, prendendo di mira gli interessi stranieri e locali, catturando ostaggi e attaccando le forze di mantenimento della sicurezza e della pace dell’ONU. Secondo i dati riportati dal sito della società civile Malilink, nei 3 anni passati, gli attacchi dei jihadisti si sono triplicati e le morti violente sono raddoppiate. Gli islamisti si sono diffusi dall’area settentrionale del Paese fino al centro, colpendo la capitale, Bamako, e le nazioni limitrofe del Mali. 

Queste elezioni presidenziali sono le seconde da quando i ribelli tuareg e gli islamisti alleati di al Qaeda hanno conquistato il nord del Paese, nel marzo 2012. Successivamente, grazie all’intervento militare lanciato dalla Francia il 10 gennaio 2013 e conosciuto con il nome di “Opération Serval”, i miliziani furono cacciati dall’area. Nonostante ciò, dal 2015 gli attacchi sono ripresi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio.

Da giugno 2018, sono aumentati gli scontri tra i vari gruppi terroristici, tra cui Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota come G5 Sahel. L’iniziativa G5 Sahel Force mira a sconfiggere i gruppi armati attivi nell’area africana nord-occidentale e contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping annoverata tra le più pericolose dell’ONU.

Nel Paese la crescita si aggira intorno al 5%, grazie alla forte produzione di cotone e oro. La corruzione rimane endemica e il Mali si classifica al 175esimo posto nell’indice dell’ONU sullo sviluppo umano, a soli 12 posti di distanza dall’ultimo in elenco. La Missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Mali ha dichiarato che più di 80 osservatori elettorali europei saranno presenti alle urne. Nel Paese vige, dal 20 novembre 2015, lo stato di emergenza, prolungato di 6 mesi lo scorso aprile.

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Chiara Gentili

di Redazione

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