Libia: 45 condanne a morte per uccisioni nel 2011

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 13:35 in Africa Libia

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La sezione penale del tribunale di appello di Tripoli ha condannato a morte 45 persone, mercoledì 15 agosto, in seguito agli omicidi commessi nella capitale libica durante una rivolta avvenuta nel contesto della guerra civile tra governo e ribelli, nell’agosto 2011. Un funzionario del Ministero della Giustizia ha affermato che il caso riguarda le aggressioni, perpetrate da uomini armati fedeli all’ex leader Muammar Gheddafi, ai danni di alcuni civili, i quali, mentre fuggivano dalla città a causa degli scontri, vennero circondati, assaliti e lasciati morti sotto il ponte di Tariq Sareea, come atto di rappresaglia, il 21 agosto 2011. Oltre ai 45 uomini condannati a morte, 54 sono stati puniti con 5 anni di reclusione, mentre 22 sono stati assolti. Altri 3 erano già morti in prigione, prima che il verdetto fosse rilasciato. Gli avvocati della difesa e i parenti degli imputati erano presenti in tribunale, ma non i detenuti.

Questa è una delle poche condanne a morte pronunciate in Libia dal 2011, quando il Paese si è diviso in fazioni rivali che hanno causato per anni disordini e conflitti armati. Molte di queste, tuttavia, non sono mai state portate a termine. Nel suo ultimo rapporto annuale, il gruppo per la difesa dei diritti umani, Amnesty International, ha descritto il sistema giudiziario della Libia come “disfunzionale”, e ha affermato che un clima generale di impunità continua a prevalere. Inoltre, molti detenuti sono trattenuti dal 2011 senza alcun controllo giudiziario o mezzo per contestare la legalità delle loro pene.

La prima guerra civile in Libia ha avuto luogo tra il febbraio e l’ottobre del 2011 e ha visto le forze lealiste di Muammar Gheddafi contrapporsi a quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale di transizione. Da quando l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, ha rovesciato il regime di Gheddafi, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato, dal 30 marzo 2016, dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia ed Egitto. L’ONU si impegna a riunificare al più presto la Libia e a organizzare elezioni nazionali, al momento previste per dicembre 2018.

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Chiara Gentili

di Redazione

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