Gli attentatori giordani “condividono l’ideologia dell’ISIS”

Pubblicato il 16 agosto 2018 alle 17:04 in Giordania Medio Oriente

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I militanti dietro l’attacco alle forze di polizia giordane, avvenuto il 10 agosto, sono risultati essere sostenitori del gruppo estremista dello Stato Islamico, secondo quanto ha riferito il 14 agosto il ministro degli Interni del Regno, aggiungendo che le indagini hanno rivelato piani per ulteriori attacchi in Giordania. 

L’ordigno esplosivo rudimentale, posizionato vicino a un furgone della polizia ha ucciso 1 sergente e ferito 6 ufficiali. Intervenendo ad una conferenza stampa, il ministro dell’Interno Sameer al-Mobaideen, ha affermato che i militanti non appartengono direttamente al gruppo estremista, ma hanno aderito alla stessa ideologia. “Le indagini sono segrete e sono tutt’ora in corso”, ha aggiunto. Da parte sua, il re della Giordania Abdullah ha annunciato che il Regno hashemita avrebbe combattuto il “khawarij” con determinazione, un termine usato per descrivere coloro che agiscono al di fuori dei dettami dell’Islam. Parlando a una riunione del Consiglio nazionale, il re Abdullah ha aggiunto che tutti coloro che osano prendere di mira la sicurezza della Giordania e mettere a rischio la sicurezza dei suoi cittadini saranno ritenuti responsabili.

La situazione relativa alla sicurezza nel Paese è caratterizzata da un elevato livello di instabilità. Le forze di sicurezza giordane hanno ucciso 3 uomini armati e ne hanno arrestati altri 5 durante un raid, effettuato domenica 12 agosto, nella città di Salt, a nord-ovest di Amman, dopo aver subito 2 attacchi. Alcuni uomini armati hanno ucciso 3 membri delle forze di sicurezza giordane in una sparatoria, avvenuta sabato 11 agosto, durante un’incursione per sgominare una cella “terroristica”. Non c’è stata immediata rivendicazione di responsabilità per l’esplosione avvenuta il 10 agosto. L’unità colpita era incaricata di sorvegliare un festival culturale che si teneva nella periferia occidentale della capitale, il secondo festival più grande della Giordania dopo quello di Jerash.
La Giordania ha avuto un ruolo chiave nella coalizione guidata dagli Stati Uniti, impegnata nella lotta allo Stato Islamico nelle vicine Siria e Iraq, fornendo la propria aviazione e le proprie basi militari per effettuare operazioni contro i jihadisti. Il regno è stato colpito da una serie di attacchi jihadisti dal 2016, tra cui un attentato suicida a giugno che ha ucciso 7 guardie vicino al confine con la Siria. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS. Mesi più tardi, a dicembre, una sparatoria, rivendicata sempre dallo Stato Islamico, ha causato la morte di 10 persone, tra cui un turista canadese. L’11 agosto, il primo ministro, Omar al-Razzaz, ha promesso che la Giordania “non sarà compiacente nella caccia ai terroristi”. “La Giordania sarà sempre in prima linea nella lotta contro il terrorismo e contro idee oscurantiste che colpiscono la vita degli innocenti e cercano di minare la sicurezza e la stabilità”, ha affermato, in occasione di un discorso tenuto nella città di Petra.
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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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