Ordigno “made in USA” sul luogo dell’attacco saudita contro uno scuola-bus

Pubblicato il 14 agosto 2018 alle 19:05 in USA e Canada Yemen

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Resti di una bomba prodotta dagli Stati Uniti sono stati trovati sul sito dell’attacco saudita contro uno scuolabus yemenita, a Saada, nel quale 51 persone, di cui 40 bambini, hanno perso la vita.

I giornalisti locali yemeniti hanno condiviso foto su Twitter di frammenti di una bomba Raytheon Mark 82 a caduta libera che questi riportano essere stati recuperati sulla scena dell’attacco avvenuto il 9 agosto. Il giornalista freelance, Ahmed Algohbary, ha pubblicato un video di se stesso sulla scena, mentre mostra i pezzi della bomba prodotta dagli Stati Uniti. Gli USA sono ben noti per essere uno dei maggiori fornitori di armi dell’Arabia Saudita, che vendono al Regno aerei da guerra, armi e munizioni per miliardi di dollari, oltre a fornire munizioni sostitutive, servizi di intelligence e rifornimento di carburante per gli aerei della coalizione. La notizia è arrivata a seguito di un funerale di massa per molti dei bambini deceduti, in cui migliaia di persone hanno sfogato la propria rabbia contro Riad e Washington. Le persone hanno sollevato immagini dei bambini e hanno urlato slogan contro l’Arabia Saudita e il suo alleato e fornitore di armi chiave, gli Stati Uniti.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha richiesto, il 10 agosto, un’inchiesta “credibile” sull’attacco mortale, ma non ha fatto domanda per un’indagine indipendente. A tale riguardo, alcuni esperti hanno espresso dubbi sul fatto che una ricerca da parte della coalizione sarebbe potuta risultare trasparente. Anche Washington ha chiesto un’indagine “approfondita” sull’attacco, ma ha ricevuto reazioni negative a causa del suo continuo sostegno alla coalizione saudita, che è nota per colpire i civili bombardando matrimoni, funerali e imbarcazioni che trasportano rifugiati. In uno dei più mortali di questi attacchi, ai danni di una sala da nozze nella città costiera del Mar Rosso di Mokha, il 28 settembre 2015, morirono 131 persone. Tuttavia la coalizione ha sempre negato la responsabilità dell’attacco. Nell’ottobre 2016, un attacco aereo della coalizione ha ucciso 140 persone riunite per un funerale, nella capitale dei ribelli, Sana’a. La coalizione ha ammesso alcuni di questi attacchi, ma accusa i ribelli di usare i civili come scudi umani. L’alto numero di vittime civili causati dalla coalizione in Yemen è stato motivo di imbarazzo per Washington e altri governi occidentali come il Regno Unito e la Francia, che hanno tutti contratti lucrosi con il Regno per la fornitura di aerei da guerra e armi. 

Tra le decisioni più contestate, l’alleanza guidata dall’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ha lanciato un assalto sulla città yemenita di Hodeida, il 12 giugno, per cercare di indebolire il movimento dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, tentando di tagliare i contatti con un punto chiave per l’arrivo di rifornimenti nel Paese. Gli Stati arabi hanno reso pubblica la volontà di riconquistare Hodeida, la quale garantisce l’accesso del 70% delle importazioni in Yemen, inclusi gli aiuti umanitari. Il desiderio di sottrarre la città portuale è guidato dalla smania di privare i ribelli delle loro maggiori risorse finanziarie e prevenire il contrabbando di missili fabbricati in Iran, in precedenza lanciati contro alcune città saudite. Sia gli Houthi che l’Iran hanno respinto tali accuse. La guerra nello Yemen, entrata ormai nel quarto anno, ha causato la morte di almeno 10.000 persone, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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