Etiopia: ancora morti per scontri interetnici

Pubblicato il 14 agosto 2018 alle 12:16 in Africa Etiopia

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Almeno 40 persone sono state uccise da forze paramilitari, nell’Etiopia orientale, questo fine settimana. Il numero delle vittime si aggiunge a quelle già registrate da inizio mese, quando, il 4 agosto, scontri tra forze governative e locali hanno scatenato un’ondata di violenza interetnica.

Lunedì 13 agosto, il portavoce dell’amministrazione regionale di Oromiya, Negeri Lencho, ha riferito che uomini pesantemente armati, appartenenti a una forza paramilitare proveniente dalla regione somala dell’Etiopia, hanno lanciato una serie di attacchi nel distretto orientale di Hararghe, nella regione di Oromia. “Non sappiamo ancora perché le forze di Liyu abbiano fatto irruzione in quelle aree sabato 12 e domenica 13 agosto”, ha affermato Lencho, il quale ha aggiunto: “Sappiamo che tutte le vittime appartenevano al gruppo etnico degli Oromo. Almeno 40 persone sono state uccise negli attacchi“.

Già lunedì 6 agosto, membri delle forze di sicurezza presenti nella regione somala dell’Etiopia, nell’area orientale del Paese, avevano ucciso 4 persone che manifestavano contro i furti avvenuti nei loro negozi e nelle loro case. Secondo il governo di Addis Abeba, le agitazioni sarebbero state alimentate dai funzionari regionali. La violenza era già esplosa nel capoluogo della provincia di Somali, Jijiga, sabato 4 agosto, con una folla intenta a saccheggiare le proprietà di minoranze etniche, approfittando degli scontri in corso tra forze governative e locali. Lo stesso giorno, infatti, alcuni soldati etiopi si erano scontrati a fuoco con le forze di sicurezza del governo locale di Somali, dopo il tentato arresto, da parte delle autorità centrali, di alcuni ufficiali regionali, in seguito ad accuse di violazioni dei diritti umani. Il portavoce Lencho ha dichiarato che il governo, in seguito a tali sospetti, avrebbe costretto alcuni funzionari regionali a dimettersi. Le forze paramilitari di Liyu, affiancandosi alle autorità regionali, avrebbero preso parte agli attacchi sotto i loro ordini.

La violenza interetnica nel Paese del Corno d’Africa è la più grande sfida interna per il neoeletto primo ministro Abiy Ahmed, entrato in carica il 2 aprile 2018. In un altro episodio separato, domenica 12 agosto, 3 persone sono rimaste uccise tra la folla durante la visita di un importante attivista politico etiope, Jawar Mohammed, nella città di Shashemene. L’evento era stato organizzato per celebrare il ritorno in Etiopia dell’uomo, dopo che era stato costretto a recarsi in esilio negli Stati Uniti a causa del suo ruolo chiave nella mobilitazione dei giovani di etnia Oromo attraverso i social media. In mezzo al caos, un’altra persona era stata picchiata a morte dalla folla dopo che circolano voci che l’uomo avesse portato una bomba, hanno detto i residenti. “La polizia non ha preso provvedimenti mentre tutto ciò ha avuto luogo”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters un testimone. “È un esempio di illegalità che sta prendendo piede nel paese”, ha aggiunto.

La regione etiope di Somali è stata oggetto di numerose violenze negli ultimi 20 anni. Il governo combatte contro i ribelli dell’Ogaden National Liberation Front (ONLF) dal 1984, dopo che il gruppo aveva lanciato la sua idea di secessione nella regione, nota altresì con il nome di Ogaden. Dal 2017, gli scontri lungo i confini della provincia con la regione di Oromia hanno causato la dislocazione di decine di migliaia di persone. Inoltre, di recente i funzionari della regione sono stati accusati dal governo di Addis Abeba di abusi di diritti.

Dal novembre 2015, l’Etiopia è stata colpita da una serie di disordini scoppiati in seguito all’approvazione di un piano di sviluppo urbano per Addis Abeba, il quale, secondo i critici, avrebbe portato a sequestri di terre nella circostante regione dell’Oromia. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, noto con il nome di Master Plan, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese e trasformandosi in manifestazioni sui diritti politici, che avevano costretto alle dimissioni il primo ministro Hailemariam Desalegn, il 15 febbraio 2018. Il 27 marzo era stato eletto il nuovo premier, Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito. Ahmed, originario di Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa, aveva inaugurato il suo mandato il 2 aprile. Il nuovo leader ha giurato di voler attuare riforme democratiche per porre fine alle proteste nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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