Mali: al via il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente

Pubblicato il 13 agosto 2018 alle 15:11 in Africa Mali

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Il popolo del Mali ha votato, domenica 12 agosto, per eleggere il nuovo presidente del Paese al secondo turno di votazioni. L’attuale leader, Ibrahim Boubacar Keita, 73 anni, concorre per un altro mandato sfidando il rivale Soumalia Cisse, 68 anni, ex ministro delle finanze. L’affluenza alle urne è stata bassa, con alcuni seggi presi d’assalto da uomini armati e un funzionario elettorale rimasto ucciso. Migliaia di soldati sono stati mobilitati per garantire la sicurezza dei cittadini dopo che il primo turno, tenutosi il 29 luglio 2018, era stato segnato da attacchi di militanti e accuse di frode da parte dell’opposizione.

Il POCIM (Mali Citizen Observation Pool) ha affermato che “si è sentito un clima di tensione persistente in alcuni centri elettorali di Segou, Bamako e altre diverse località ” durante il ballottaggio di domenica. Gli osservatori dell’Unione Europea, incaricati di valutare lo svolgimento delle votazioni, hanno riferito che non ci sono stati gravi problemi ma solo un incidente nel villaggio di Arkodia, nel nord del Mali, dove il presidente dell’ufficio elettorale è stato ucciso da un gruppo di ribelli. POCIM ha stimato un’affluenza totale al 22%. L’istituto ha anche riferito che 2 seggi elettorali sono stati incendiati nel distretto di Douentza e gli agenti elettorali sono stati minacciati. Le votazioni sono state poi fermate a Sendegue e Takoutala, 2 villaggi nella regione di Mopti, dopo che uomini armati hanno cacciato via alcuni funzionari.

In Mali la questione della sicurezza preoccupa seriamente le potenze occidentali ed era fondamentale che le elezioni si svolgessero nel pieno della legalità. I disordini nel Paese africano sono provocati principalmente da militanti islamisti, molti legati ad al Qaeda e allo Stato islamico, che, da quando le truppe francesi li hanno respinti, nel gennaio 2013, dalle regioni del nord, si sono riorganizzati e hanno ripreso a diffondere il terrore. Al momento, si stanno espandendo verso le aree centrali e sono ritornati a nord, attraversando il deserto. Il Mali è anche un’importante rotta di transito per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa, altra fonte di preoccupazione per gli Stati dell’Unione europea.

Il primo round di elezioni, il 29 luglio, è stato funestato da attacchi armati e altri incidenti su circa un quinto dei seggi elettorali. Il governo ha intensificato gli sforzi della sicurezza per il ballottaggio del 12 agosto, aggiungendo altri 6.000 soldati sulle strade oltre ai 30.000 già in servizio.

Al primo turno, Keita aveva ottenuto il 41% dei voti al primo turno contro quasi il 18% di Cisse. I risultati avevano richiesto 5 giorni per essere emessi e le autorità non specificato quando saranno trasmessi quelli del secondo turno. Il presidente Keita, capo del partito socialdemocratico Rassemblement pour le Mali (RPM), aveva vinto le elezioni nell’agosto 2013. Queste erano state inizialmente programmate nel 2012, ma furono rimandate a causa di un colpo di stato militare, con il quale, nella notte tra il 21 e il 22 marzo 2012, i soldati avevano rovesciato l’allora presidente, Amadou Toumani Touré, consentendo alle milizie tuareg e ai jihadisti di al Qaeda di acquisire temporaneamente il controllo del nord del Paese. Successivamente, grazie all’intervento militare lanciato dalla Francia il 10 gennaio 2013 e conosciuto con il nome di “Opération Serval”, i miliziani furono cacciati dall’area. Dal 2015, gli attacchi si sono diffusi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio. L’1 luglio 2013, la missione MINUSMA si è affiancata alle truppe francesi e africane, contribuendo a garantire che le elezioni di quell’anno si svolgessero in un contesto pacifico. Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping annoverata tra le più pericolose delle Nazioni Unite.

 Cisse, che aveva perso contro Keita nel 2013, ha dichiarato di essere fiducioso della vittoria. “Abbiamo viaggiato in tutto il Paese e abbiamo riscontrato un desiderio estremamente forte di cambiamento ovunque”, ha affermato quando ha votato nella sua città, Niafunke. Cisse ha anche accusato l’altra parte di aver commesso brogli, affermando che a Bamako avevano trovato persone con le schede elettorali già prima dell’inizio delle votazioni. Nonostante ciò, la Corte Costituzionale ha confermato i risultati.

In Mali, le potenze occidentali, tra cui in particolare la Francia e gli Stati Uniti, hanno stanziato ingenti somme per sovvenzionare l’operato del G5 Sahel, una task force internazionale istituita nel febbraio 2017 nel tentativo di sedare le incursioni jihadiste. Tuttavia l’iniziativa è stata contrassegnata da un inizio lento e incerto, segnato da ritardi e problematiche finanziarie e di coordinazione tra i 5 Paesi che ne fanno parte (Mali, Niger, Ciad, Mauritania, Burkina Faso).

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Chiara Gentili

di Redazione

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