Esplosione mortale in un edificio in Siria

Pubblicato il 13 agosto 2018 alle 16:10 in Medio Oriente Siria

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Un’esplosione nella città di Sarmada, nel nord-ovest della Siria, ha distrutto un edificio uccidendo almeno 36 persone, di cui 12 bambini. La struttura si trovava a 350 km a nord della capitale, Damasco, nei pressi del confine turco.

Il gruppo di salvataggio degli caschi bianchi, noto anche come protezione civile siriana, ha descritto il luogo dell’esplosione di domenica 12 agosto come “una scena di distruzione e morte”, aggiungendo che 10 persone erano state salvate da sotto le macerie. Secondo i caschi bianchi, la causa dell’esplosione è ancora sconosciuta. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha affermato che nell’edificio si trovavano armi e munizioni e che numerosi sfollati interni del conflitto siriano vi avevano abitato. Nelle ultime settimane, il governo di Al-Assad e il suo principale alleato, la Russia, hanno intensificato l’offensiva ai danni dei ribelli, che detengono ancora piccole parti di territorio in Siria. Gli attacchi si sono concentrati nei pressi di una serie di villaggi situati tra le province meridionali di Deraa e Quneitra, nei pressi della zona demilitarizzata del 1974, al confine con Israele.

Sostenuto dalla forza aerea russa, le forze del governo siriano sono state in grado di prendere il controllo della maggior parte della provincia di Deraa, nel sud-ovest, compresa la capitale provinciale. La città di Deraa è stata la culla della rivolta contro il presidente Bashar al-Assad, iniziata a marzo del 2011. Il governo sta attualmente combattendo i ribelli anche a Idlib, l’ultima forte roccaforte dell’opposizione nel Paese. La provincia di Idlib rappresenta il più grande territorio ancora in mano ai ribelli a quando, il 19 luglio, migliaia di residenti sono stati evacuati dai due villaggi di Kafraya e Fuaa, ultime due aree sotto il controllo dei gruppi armati pro-regime, circondate da gruppi ribelli. Il presidente siriano ha avvertito che liberare tale area sarebbe stata la sua prossima priorità militare. La mattina dell’9 agosto, le forze del regime hanno attaccato con alcuni colpi di artiglieria e missili Jisr al-Shughur, una città chiave nella parte sud-occidentale della provincia. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani “il bombardamento prelude un assalto”. “Tuttavia, non è stato ancora fatto alcun passo avanti in tale direzione”, ha dichiarato il capo dell’Osservatorio siriano, Rami Abdel Rahman. “I rinforzi del regime, tra cui equipaggiamenti, soldati, veicoli e munizioni sono arrivati da martedì 7 agosto”, ha aggiunto.

Le forze del regime sono distribuite su tre fronti: parte è posizionata nella vicina provincia di Latakia, a ovest di Jisr al-Shughur; altri nella pianura di Sahl al-Ghab, che si trova a sud di Idlib; e, in fine, in una zona del sud-est della provincia che si trova già nelle mani del regime. Il quotidiano siriano, Al-Watan, che è vicino al regime, ha riferito anche che le truppe dell’esercito hanno bombardato posizioni di alcuni jihadisti nell’area. Idlib, che non si trova sotto il controllo del regime dal 2015, è situata lungo il confine con la Turchia ed è quasi completamente circondata da territori controllati dal regime. Circa il 60 per cento della provincia è ora amministrato da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un’organizzazione siriana che era affiliata ad Al-Qaeda. Il resto del territorio è, invece, controllato da fazioni di opposizione al regime, rivali anche tra loro. La guerra civile siriana è iniziata come una protesta contro Al-Assad nel 2011, ma si è rapidamente trasformata in una vera e propria guerra dopo che il leader siriano ha rifiutato di concedere il potere. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, ha stimato che almeno 400.000 persone siano morte durante i primi cinque anni di conflitto.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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