Egitto: raid al Cairo, uccisi 6 sospetti jihadisti

Pubblicato il 13 agosto 2018 alle 18:43 in Africa Egitto

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Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 6 sospetti militanti jihadisti durante un raid in una casa alla periferia del Cairo. È quanto ha reso noto, lunedì 13 agosto, un comunicato del Ministero dell’Interno, specificando che gli uomini stavano progettando di attaccare “luoghi di interesse e di culto per i cristiani, colpendo anche le forze armate e la polizia durante le celebrazioni di Eid al-Adha”. La festa si svolge la prossima settimana. Normalmente l’Egitto rafforza le misure di sicurezza prima delle festività nazionali, in particolare da quando diversi attacchi si sono verificati a partire dal 2011.L’esercito egiziano ha reso noto, nel corso degli ultimi mesi, che centinaia di militanti fondamentalisti sono stati uccisi nell’operazione avviata dal presidente, Abdel Fattah al-Sisi, in seguito all’attacco a una moschea che, venerdì 24 novembre 2017, ha causato la morte di 305 persone e il ferimento di altre 109, diventando di fatto l’aggressione più letale nel Paese più densamente popolato del mondo arabo.

Insieme alla dichiarazione, il Ministero ha pubblicato foto di corpi insanguinati con i volti nascosti e i fucili d’assalto e da caccia distesi sul pavimento accanto a loro. Il raid nel sobborgo del Cairo arriva pochi giorni dopo che un tentativo di attacco su una chiesa vicino alla capitale è stato sventato dalle forze di sicurezza, sabato 11 agosto. Il giorno dopo, 7 persone sono state arrestate per sospetto coinvolgimento nell’attentato fallito, l’ultimo diretto contro la minoranza cristiana d’Egitto.

In aggiunta, secondo quanto riferito domenica 12 agosto dai media di Stato, le forze egiziane avrebbero ucciso 12 sospetti militanti nelle incursioni nel Nord Sinai. Un’insurrezione guidata dai combattenti dello Stato Islamico in Egitto, nella penisola del Sinai, ha provocato la morte di centinaia di soldati e poliziotti da quando l’esercito del Paese ha rovesciato il presidente egiziano, nonché leader dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, nel luglio del 2013. Il colpo di Stato è stato attuato il 3 luglio 2013 dall’esercito nazionale, dopo una fase di contrapposizione tra Morsi e Tamarrud, un movimento popolare di opposizione che aveva riscosso numerosi consensi. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha aumentato le insorgenze dei jihadisti, i quali focalizzano i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana.

La missione antiterroristica inaugurata dalle Forze Armate egiziane il 9 febbraio 2018 ha preso il nome di Comprehensive Operation – Sinai 2018 ed è stata istituita con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti nell’area, così come “tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese”, secondo quanto specificato da un comunicato dell’esercito rilasciato all’inizio della campagna. Nonostante il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, avesse promesso, un mese fa, che l’operazione in Sinai “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi nella penisola.

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Chiara Gentili

di Redazione

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