Erdogan non teme Trump e lo sfida: “pronto a cambiare alleati”

Pubblicato il 12 agosto 2018 alle 15:44 in Turchia USA e Canada

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Il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, in una lettera inviata al New York Times il 10 agosto, ha criticato il mancato supporto degli Stati Uniti alla Turchia in diverse occasioni, dichiarando che, se la situazione non cambierà, il suo Paese sarà pronto a cambiare amici e alleati.

Erdogan ha ricordato che, nel passato e nel presente, Ankara è sempre stata disponibile ad aiutare Washington in diverse occasioni, ad esempio inviando truppe in Corea durante la guerra, o in Afghanistan dopo gli avvenimenti dell’11 settembre. “Nonostante ciò, gli Stati Uniti non hanno mai capito e rispettato le preoccupazioni del popolo turco. A meno che Washington non comincerà a rispettare la sovranità di Ankara e a dimostrare di comprendere i pericoli che la nostra nazione deve affrontare, la nostra partnership con gli Stati Uniti sarà in pericolo” ha spiegato Erdogan.

Nella lettera, il leader turco ha altresì criticato il comportamento di Washington in occasione del fallito golpe del 16 luglio 2016 in Turchia. Ankara considera Fethullah Gulen, un leader religioso che vive in esilio negli Stati Uniti, il responsabile di quanto avvenuto. “Invece di prendere le parti della democrazia turca, i funzionari degli Stati Uniti hanno richiesto stabilità e pace continuativa all’interno della Turchia e, a peggiorare la situazione, non è stata soddisfatta la richiesta di estradare Gulen” ha affermato il leader turco nella lettera pubblicata dal New York Times.

Erdogan ha parlato anche della situazione in Siria e del supporto che gli Stati Uniti hanno dato alle Unità di Protezione Popolare (PYD) curde, un gruppo armato responsabile della morte di centinaia di cittadini turchi dal 1984. Nonostante ciò, negli ultimi anni, secondo le stime delle autorità turche, gli Stati Uniti hanno consegnato armi ai membri di tale gruppo con circa 5.000 camion e 2.000 aeroplani cargo. “Il mio governo ha ripetutamente dato voce alla nostra preoccupazione riguardo l’addestramento e l’armamento delle PYD in Siria, ma sfortunatamente non siamo stati ascoltati e le armi statunitensi sono state utilizzate per colpire civili e membri delle nostre forze di sicurezza in Siria, Iraq e Turchia”.

Infine, Erdogan ha citato il caso Brunson. Un pastore americano, Andrew Brunson, a ottobre del 2017 era stato arrestato in Turchia con l’accusa di aver aiutato una organizzazione terroristica. Secondo il presidente turco, invece di rispettare il processo giudiziario, gli Stati Uniti hanno preferito minacciare la Turchia imponendo sanzioni su diversi membri del gabinetto di Erdogan. Per tutta risposta, anche Ankara aveva approvato una serie di restrizioni contro alcuni funzionari statunitensi.

“In un momento come questo, le azioni unilaterali contro la Turchia da parte degli Stati Uniti, nostro alleato di lunga data, serviranno solamente a minacciare gli interessi e la sicurezza statunitensi. Prima che sia troppo tardi, Washington deve abbandonare l’idea che la nostra relazione possa essere asimmetrica e capisca che la Turchia ha delle alternative. Se questa linea di unilateralismo e mancanza di rispetto non verrà invertita, Ankara comincerà a cercare nuovi amici e alleati” ha sottolineato il presidente turco.

Turchia e Stati Uniti sono ai ferri corti per una serie di motivazioni, che vanno dai diversi interessi in Siria al desiderio di Ankara di acquistare dalla Russia il sistema antimissile S-400, passando per il caso Brunson. Inoltre, in questo contesto, dall’inizio dell’anno la lira turca ha perso più del 30% del suo valore contro il dollaro statunitense e, dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di raddoppiare le tariffe imposte sull’alluminio, la valuta turca ha subito un ulteriore peggioramento. Il leader della Casa Bianca aveva autorizzato nuove e più alte tariffe sulle importazioni dalla Turchia, imponendo dazi del 20% sull’alluminio e del 50% sull’acciaio. Tali imposte sono circa il doppio rispetto alle tariffe imposte da Trump da marzo su quei materiali. Il governo statunitense ha dichiarato di aver autorizzato la decisione in base alla Sezione 232 della legge commerciale degli Stati Uniti, che consente l’imposizione di dazi.

Secondo alcuni analisti, un altro fattore di crescente disaccordo tra Turchia e Stati Uniti è la riluttanza, da parte di Ankara, ad unirsi alle nuove sanzioni imposte sull’Iran, dopo il ritiro di Washington dall’accordo nucleare con Teheran del 2015.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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