Iran: primo test missilistico del 2018

Pubblicato il 11 agosto 2018 alle 10:48 in Iran USA e Canada

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Un funzionario statunitense ha riportato, venerdì 10 agosto, che durante le sue esercitazioni militari navali nel Golfo Persico, l’Iran ha testato un missile balistico, per la prima volta nel 2018.

La statunitense Fox News ha riportato che il razzo, un Fateh-110 a corto raggio, è stato lanciato nello Stretto di Hormuz, dove circa 50 navi stavano partecipando alle esercitazioni. Secondo il resoconto, il missile ha coperto una distanza di circa 160 chilometri, attraversando lo Stretto verso una località nel deserto. Il lancio è stato rilevato da alcuni satelliti spia degli Stati Uniti. Si tratta del primo test noto di questo tipo dell’Iran avvenuto nel 2018. L’ultima operazione del genere era stata eseguita a marzo del 2017.

Il lancio del Fateh-110 è avvenuto nella stessa settimana in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che reimpone una serie di sanzioni relative al nucleare su Teheran, aumentando altresì la pressione economica sul Paese. Tuttavia, secondo Reuters, il funzionario che ha riportato la notizia del lancio non ha suggerito che tale test missilistico sia un avvenimento insolito durante le esercitazioni navali o che sia stato eseguito in modo non sicuro, aggiungendo che l’operazione è avvenuta nelle acque territoriali iraniane nello Stretto.

I Paesi occidentali hanno visto l’esercitazione militare iraniana come una mossa provocatoria, in risposta alla reimposizione di sanzioni su Teheran da parte degli Stati Uniti. Il collegamento tra le restrizioni economiche e l’esercitazione iraniana nello stretto di Hormuz sta nel fatto che, secondo un ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Teheran potrebbe bloccare le esportazioni di petrolio dall’area, qualora Washington imponesse misure restrittive sul petrolio iraniano, che sono già state inserite nella seconda tranche di sanzioni statunitensi, prevista per novembre, che riguarderà il petrolio e il gas dell’Iran. Nelle ultime settimane, le autorità iraniane hanno minacciato più di una volta di chiudere lo Stretto di Hormuz in segno di rappresaglia per il rinnovo delle sanzioni. 

L’8 maggio, Trump si era ritirato dal Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran con Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania. Fin dalla campagna elettorale, Trump aveva criticato il JCPOA, definendolo un disastro dal quale gli Stati Uniti sarebbero dovuti uscire al più presto. Il 13 settembre 2017, Trump aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA e aveva chiesto al Congresso di modificare la legislazione per contrastare maggiormente il programma missilistico iraniano. Il 12 gennaio 2018, il presidente americano aveva deciso di rinnovare per l’ultima volta l’accordo. In seguito al ritiro, il 26 giugno, gli Stati Uniti avevano chiesto a tutti i Paesi del mondo di smettere di acquistare petrolio iraniano o prepararsi ad affrontare le sanzioni statunitensi. In seguito al ritiro americano dal JCPOA, il rial, la valuta nazionale iraniana, ha subito una svalutazione del 40%, scatenando violente proteste in tutto il Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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