Italia fornirà alla Guardia costiera libica 12 motovedette

Pubblicato il 8 agosto 2018 alle 11:06 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Camera dei deputati italiana, dopo una lunga sessione tenutasi lunedì 6 agosto, ha approvato una risoluzione per fornire alla Guardia costiera libica 12 motovedette che serviranno ad aiutare a combattere l’immigrazione clandestina. La discussione in aula è stata segnata da vivaci dibattiti tra parlamentari filogovernativi e partiti dell’opposizione. La risoluzione, già precedentemente passata in Senato, è stata infine adottata dalla Camera con 382 voti a favore, 11 contrari e 1 astenuto. Le imbarcazioni consistono in 10 unità Cp, classe 500, in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto e alla Guardia costiera e in 2 unità navali, classe Corrubia, in dotazione alla Guardia di Finanza. Il governo italiano ha affermato che questa mossa ricade nel programma di intervento dell’Italia in Libia al fine di regolare la gestione del fenomeno migratorio, in conformità con il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione rinnovato tra i due Paesi il 7 luglio. “Con questo decreto, il governo intende aiutare Tripoli a presidiare meglio la propria area di mare al fine di salvare più vite umane e scoraggiare la partenza dei barconi della morte. Oltre a chiedere ai Paesi dell’Unione europea di farsi carico in modo solidale del fenomeno migratorio, il governo e questo Ministero lavorano attivamente per debellare i naufragi di migranti in mezzo al Mediterraneo”, si legge nella nota del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dal canto loro, i partiti d’opposizione hanno insistito sul fatto che questo decreto omette un aspetto importante, che è quello di vincolare la Libia al rispetto dei diritti umani.

Il nuovo governo italiano aveva giurato, subito dopo il suo ingresso, l’1 giugno 2018, che avrebbe concesso alla Libia le 12 imbarcazioni per contribuire a regolare il fenomeno migratorio, rilevando che questo impegno si inserisce nel quadro sia dell’accordo di amicizia, partenariato e cooperazione, firmato in prima istanza nel 2008, sia del Memorandum d’intesa firmato dall’ex governo Gentiloni con il Consiglio presidenziale libico nel febbraio 2017. Quest’ultimo prevede, da parte dell’Italia, l’impegno a sostenere e finanziare programmi di crescita nelle regioni colpite dal fenomeno dell’immigrazione illegale in diversi settori e a fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’irregolarità. Dal canto suo, la Libia si impegna ad arginare i flussi clandestini. Per quanto riguarda il trattato di amicizia, invece,l’accordo originale era stato firmato a Bengasi, il 30 agosto 2008, dall’ex dittatore della Libia, Muammar Gheddafi, e dall’allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, con l’obiettivo di cambiare la relazione fra i due Paesi dopo 40 anni di alti e bassi. Il patto prevedeva investimenti italiani in Libia per una cifra pari a 4,2 miliardi di euro, come compensazione alla colonizzazione del Paese africano da parte di Roma. In cambio, la Libia si sarebbe impegnata per fermare i migranti irregolari dal partire dalle proprie coste e avrebbe riaccolto nel suo territorio tutti i richiedenti asilo che venivano mandati indietro. L’accordo era stato sospeso nel febbraio del 2011, dopo le rivolte che avevano sollevato e in seguito ucciso Gheddafi.

Durante la dittatura di Gheddafi, migliaia di migranti avevano attraversato la Libia per imbarcarsi nel Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Il flusso di richiedenti asilo s’impennò dopo la caduta e l’uccisione del dittatore libico, avvenuta il 20 ottobre 2011. Da allora, i trafficanti cominciarono a sfruttare la situazione di caos in Libia per inviare centinaia di migliaia di persone, ogni anno, verso l’Italia. La Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente, nello Stato esistono due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU il 30 marzo 2016. Il secondo è a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. A ciò si aggiunge che, nella città di Tripoli, il governo di accordo nazionale, stabilito dall’ONU il 30 marzo 2016, è costretto a scontrarsi continuamente con un secondo governo, guidato da Khalifa Al-Ghuwail e sostenuto dal Qatar, che rivendica la legittimità politica.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.