Esperti russi: dietro l’attentato a Maduro c’è una “mano potente”

Pubblicato il 8 agosto 2018 alle 6:01 in America Latina Venezuela

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Il fallito attentato contro il presidente del Venezuela Nicolás Maduro continua a far discutere. Secondo diversi esperti russi di America Latina, nel continente sta operando un “nemico potente”, una “mano” esterna che va al di là della contrapposizione tra chavismo e anti-chavismo in Venezuela. Dalla deposizione di Dilma Rousseff in Brasile alle violenze che scuotono il Nicaragua, passando per le crisi politiche in Honduras, Ecuador e Perù, è in corso un processo di destabilizzazione in tutto il continente, di cui Caracas è, ormai da oltre un anno, l’epicentro.

“Tutti i blocchi economici hanno avuto effetto nullo. Non possono fare nulla con il governo venezuelano. Tuttavia, credo che le principali battaglie siano ancora di là da venire” – afferma Konstantin Sapozhnikov, autore di una biografia di Hugo Chávez, che aggiunge: “gli attacchi con droni esplosivi ricordano quelli contro le basi russe in Siria. Chi vuole utilizzare questo schema deve avere una forte infrastruttura e personale ben addestrato. Naturalmente i droni possono essere venduti liberamente sul mercato, ma non vendute pieni di esplosivi ad alto potenziale. Per questo motivo, questo attacco non può essere attribuito solo ad oppositori radicali. Probabilmente questo attacco era molto ben pianificato e includeva un coordinatore esperto e professionisti. Il fatto che tutto ciò sia accaduto durante la celebrazione dell’81° anniversario della Guardia Nazionale del Venezuela indica che non è stata una coincidenza. l’obiettivo era causare un effetto tremendo, per preparare il paese a un colpo di Stato. Tuttavia, questo golpe non avrà luogo in Venezuela perché il governo sta controllando la situazione”. 

Sapozhnikov aggiunge inoltre che l’unità della sinistra latinoamericana, per circa un decennio baluardo contro le ingerenze USA nella regione, sia andata in frantumi, favorendo le azioni contro i singoli paesi. “Prima il Brasile, poi l’Ecuador, ora il Nicaragua… per questo credo che ci sia una mano straniera, un nemico potente che opera a tutti i livelli” – ha affermato in riferimento all’impeachment contro la presidente del Brasile Dilma Rousseff, alla rottura tra Lenín Moreno e Rafael Correa in Ecuador e alla crisi che attraversa da mesi il Nicaragua.

Lazar Chejfec, ricercatore dell’Istituto di studi latinoamericani dell’Accademia delle scienze russa, sottolinea come Maduro “si sia fatto nemici non solo in America Latina, per cui sono molti gli attori internazionali che potrebbero volerlo eliminare”. Chejfec ricorda che i Soldados de Frenales che hanno rivendicato l’attentato hanno compiuto attacchi simili in passato, ma di minore entità e soprattutto si chiede lo studioso “dove sono le prove? È facile aprire un profilo su internet e rivendicare un attentato”. 

A far discutere gli esperti russi sono soprattutto le parole di Donald Trump su una possibile invasione del Venezuela, rese note dalla stampa poco meno di un mese fa. “A Washington hanno progettato diverse opzioni per il paese latinoamericano: soffocarlo economicamente, utilizzare una quinta colonna, destabilizzarlo politicamente, ma tutti questi metodi non hanno funzionato. A quanto pare, la società avrebbe deciso di porre fine al governo venezuelano in modo radicale se avessero raggiunto il loro obiettivo… l’opposizione e la lotta nella politica interna sarebbero state messe in primo piano in Venezuela “.

Le accuse alla Colombia e la richiesta di aiuto a Trump da parte di Maduro “fanno parte del gioco”. I politologi russi non escludono che Washington abbia “chiesto al suo migliore alleato nella regione (la Colombia) di fare il lavoro sporco”, sebbene sia difficile da provare. Tuttavia “sarebbe evidente che se dietro l’attentato c’è la Colombia non avrebbe agito da sola senza il consenso di Washington: se lo hanno fatto i colombiani, l’ispiratore, l’organizzatore e il finanziatore sarebbero gli USA” – commenta Sapozhnikov.

Alla pista colombiana crede poco Chejfec. “Chiaramente, Venezuela e Colombia restano in rapporti molto difficili. Queste difficoltà sono emerse in tutta la loro gravità durante la crisi alimentare, quando migliaia di venezuelani hanno attraversato il confine tra i due paesi. Inoltre, i problemi sono stati causati dalle azioni intraprese dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Il governo colombiano ha ripetutamente accusato il Venezuela di sostenere i membri delle FARC. in ogni caso, per accusare Santos, bisogna avere prove convincenti e il governo venezuelano non ne ha fornite”. 

Il politologo sottolinea, invece, i legami tra gli attentatori e la comunità di Miami. In Florida opera storicamente una forte opposizione cubana anti-castrista, le cui frange più estremiste in passato non hanno esitato a far ricorso al terrorismo. Negli ultimi anni la comunità ha accolto numerosi esuli politici venezuelani, oppositori del governo di Maduro. Il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, che Washington ritiene legato al narcotraffico, accusa proprio questa comunità di essere responsabile dell’attacco. “Non è un segreto per nessuno che questi ambienti abbiano ottime relazioni con Donald Trump che alla comunità anticastrista di Miami deve la vittoria nello stato della Florida, decisiva per la conquista della Casa Bianca”. 

La ragione profonda, tuttavia, conclude Chejfec “va cercata in Venezuela, non in Colombia o negli Stati Uniti che tra l’altro sono i principali clienti del petrolio venezuelano”. Nel paese latinoamericano “c’è un enorme frangia della popolazione scontenta, e governo e opposizione non sono riusciti ad accordarsi per una via d’uscita dalla crisi. L’incapacità di mettersi d’accordo è la principale ragione di quanto accade”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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