Etiopia: scontri tra autorità centrali e regionali provocano tensioni

Pubblicato il 7 agosto 2018 alle 12:33 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Membri delle forze di sicurezza presenti nella regione somala dell’Etiopia, nell’area orientale del Paese, hanno ucciso 4 persone che manifestavano contro i furti avvenuti nei loro negozi e nelle loro case, lunedì 6 agosto. Secondo il governo di Addis Abeba, le agitazioni sarebbero state alimentate dai funzionari regionali. La violenza era già esplosa nel capoluogo della provincia di Somali, Jijiga, sabato 4 agosto, con una folla intenta a saccheggiare le proprietà di minoranze etniche, approfittando degli scontri in corso tra forze governative e locali. Lo stesso giorno, infatti, alcuni soldati etiopi si erano scontrati a fuoco con le forze di sicurezza del governo locale di Somali, dopo il tentato arresto, da parte delle autorità centrali, di alcuni ufficiali regionali, in seguito ad accuse di violazioni dei diritti umani. 

Stando alle dichiarazioni di diversi residenti dell’area, i soldati sarebbero stati stanziati a Jijiga la sera di venerdì 3 agosto, programmando di arrestare gli ufficiali e facendo nascere così un conflitto con le forze paramilitari territoriali. Gli attacchi hanno costretto migliaia di persone a cercare rifugio in una chiesa ortodossa. Secondo le testimonianze dei residenti, alcuni di loro avrebbero innescato, lunedì 6 agosto, una serie di proteste. “Avevano bloccato una strada, che circonda la chiesa, per manifestare, prima che le forze di sicurezza arrivassero e iniziassero a sparare indiscriminatamente”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters un residente della città. Almeno due chiese ortodosse sono state bruciate nella regione somala dell’Etiopia durante il fine settimana. Il presidente della regione di Somali, Abdi Mohammed Omar, si è dimesso, lunedì 6 agosto, nel mezzo delle agitazioni, secondo quanto comunicato dagli organi di stampa di proprietà statale. Le agenzie non hanno offerto alcuna spiegazione per le sue dimissioni.

Il portavoce del governo, Ahmed Shide, è intervenuto per far luce sulla vicenda. Stando a quanto da lui dichiarato, gli ufficiali regionali erano stati accusati dal governo di Addis Abeba di perpetrare violazioni dei diritti umani in quella regione. Nel luglio 2018, le autorità avevano anche licenziato funzionari carcerari di alto livello in una famosa prigione del Paese, in seguito ad accuse di tortura. Shide ha sottolineato che gli ufficiali regionali starebbero alimentando la violenza in conseguenza degli interventi governativi per combattere le violazioni dei diritti nella regione. L’uomo sostiene che una forza paramilitare regionale abbia preso parte agli attacchi sotto gli ordini dei funzionari regionali. Dal canto loro, questi ultimi hanno affermato che il governo li costringe a dimettersi illegalmente.

“Le infrastrutture sono state distrutte e i civili sono stati sottoposti a uccisioni e saccheggi. Anche i centri religiosi sono stati attaccati e le banche saccheggiate. Questi atti sono condotti da bande di giovani riuniti e organizzati sotto la leadership di alcuni funzionari della regione”, ha dichiarato Shide nel corso di una conferenza stampa.

La regione etiope di Somali è stata oggetto di numerose violenze negli ultimi 20 anni. Il governo combatte contro i ribelli dell’Ogaden National Liberation Front (ONLF) dal 1984, dopo che il gruppo aveva lanciato la sua idea di secessione nella regione, nota altresì con il nome di Ogaden. Dal 2017, gli scontri lungo i confini della provincia con la regione di Oromia hanno causato la dislocazione di decine di migliaia di persone. Inoltre, di recente i funzionari della regione sono stati accusati dal governo di Addis Abeba di abusi di diritti.

Dal novembre 2015, l’Etiopia è stata colpita da una serie di disordini scoppiati in seguito all’approvazione di un piano di sviluppo urbano per Addis Abeba, il quale, secondo i critici, avrebbe portato a sequestri di terre nella circostante regione dell’Oromia. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, noto con il nome di Master Plan, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese e trasformandosi in manifestazioni sui diritti politici, che avevano costretto alle dimissioni il primo ministro Hailemariam Desalegn, il 15 febbraio 2018. Il 27 marzo era stato eletto il nuovo premier, Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito. Ahmed, originario di Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa, aveva inaugurato il suo mandato il 2 aprile. Il nuovo leader ha giurato di voler attuare riforme democratiche per porre fine alle proteste nel Paese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.