Siria: l’ISIS decapita ostaggio druso, il regime siriano lancia offensiva

Pubblicato il 6 agosto 2018 alle 10:46 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano hanno bombardato, domenica 5 agosto, un’area desertica sotto il controllo del gruppo dello Stato Islamico, nei pressi della provincia di Sweida, nel sud della Siria, a seguito dell’uccisione di un ostaggio druso di 19 anni. 

“I bombardamenti e gli scontri tra le forze del regime e l’ISIS si sono intensificati durante la serata e stanno continuando”, ha dichiarato Rami Abdel Rahmane, capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. “Il regime sta avanzando verso nord e nord-est di Sweida”, ha continuato, riferendosi al territorio adiacente alla zona desertica della provincia meridionale della Siria. Questa operazione militare è “l’inizio di un’offensiva per rimuovere lo Stato Islamico da questa zona desertica” ha affermato Rami, aggiungendo che “un massiccio rinforzo militare delle truppe di regime si sta preparando” nell’area. L’offensiva arriva a seguito dell’esecuzione da parte dei militanti dello Stato Islamico di un giovane ostaggio druso di 19 anni, annunciata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani e dall’emittente locale, Sweida24.

Numerosi rapimenti erano avvenuti durante una serie di attacchi coordinati dell’ISIS contro la provincia di Sweida, iniziati il 25 luglio e che avevano provocato la morte di oltre 250 persone. Secondo quanto riporta il quotidiano Al-Monitor, la Russia aveva tentato di negoziare la liberazione di circa 30 ostaggi civili, anche questi appartenenti alla minoranza religiosa drusa. Tuttavia, le negoziazioni sono fallite e il regime ha lanciato un offensiva militare nella regione. Il ragazzo giustiziato dall’ISIS, la cui morte è stata annunciata il 5 agosto, era stato rapito dall’ISIS insieme a sua madre durante un’incursione nel proprio villaggio, al-Shabki, il 25 luglio. Lo studente è stato mostrato legato, con una maglietta nera e seduto in un paesaggio roccioso. Lo Stato Islamico non ha annunciato l’uccisione dell’ostaggio, ma l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato l’esecuzione, che conferma il fallimento dei colloqui tra militanti ribelli e il regime siriano.

Gli abitanti dei villaggi drusi sono riusciti a combattere e a scacciare l’ISIS, ma non prima che i militanti abbiano rapito un certo numero di locali. Almeno 36 donne e bambini drusi sono tenuti in ostaggio dallo Stato Islamico, che ha rilasciato le immagini rilasciate di alcuni dei prigionieri. Un video mostra una delle donne rapite che afferma che tutti saranno uccisi a meno che le richieste del gruppo jihadista non vengano soddisfatte. Quattro donne sono riuscite a fuggire, mentre 2 sono morte, lasciando 14 donne e 16 bambini nelle mani dello Stato Islamico, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Altri 17 uomini non erano presenti nel video, e non era chiaro se fossero detenuti o meno dal gruppo stesso. I Drusi sono un gruppo etnico-religioso costituito dai seguaci di una religione monoteista di derivazione musulmana sciita, di cui buona parte vive nella provincia siriana di Suweida, relativamente isolata rispetto alla guerra. I drusi sono considerati degli eretici dall’ISIS. 

E’ importante ricordare che l’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terra, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche, tra cui alcune parti nord-orientali di Sweida, diverse zone nella provincia di Daraa, e aree vicine ad Abu Kamal, attualmente circondata ad ovest da forze governative e ad est da forze curde.

Con il sostegno della Russia, il regime siriano ha lanciato un’offensiva militare il 19 giugno nella Siria sudoccidentale. Tale serie di attacchi ha colpito le provincie di Daraa e Quneitra, rispettivamente vicine al confine con la Giordania e alla frontiera con le alture del Golan occupate da Israele, oltre a quella di Sweida. L’assalto in questione, ad oggi, è finalizzato ad ottenere il controllo dell’area strategica, conosciuta come il “triangolo della morte”, la quale collega la campagna meridionale di Damasco con le provincie di Daraa e Quneitra. La zona in questione è un baluardo delle milizie ribelli sostenute dall’Iran, compreso il gruppo Hezbollah, ragion per cui lo Stato Ebraico è tanto interessato a mantenere le alture del Golan demilitarizzate e sotto il proprio controllo. Sweida è per lo più controllata dal regime di Bashar al-Assad ed è popolata dalla minoranza drusa. La zona, prima della recente offensiva, era rimasta relativamente isolata dalla violenza della guerra civile.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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