Siria: scienziato militare ucciso da autobomba

Pubblicato il 5 agosto 2018 alle 17:00 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo di un centro di ricerca sugli armamenti utilizzati dal regime siriano è morto insieme al suo autista in seguito a un attentato.

A riferire la notizia sul suo portale online è stato il quotidiano siriano filo-governativo al-Watan, nella giornata di domenica 5 agosto: “Asber è morto in seguito all’esplosione programmata della sua autovettura nella campagna di Hama”. L’esplosione, ha confermato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, ONG di monitoraggio con base a Londra, è avvenuta nella notte tra sabato e domenica, e ha ucciso sia l’uomo sia il suo autista, appena la macchina è stata messa in moto. Aziz Asber era il direttore del Syrian Scientific Research Centre (SSRC) di Masyaf, situato nei pressi della città di Hama. Tale struttura, secondo i governi dei Paesi occidentali, sarebbe in realtà una compagine del governo siriano sotto copertura, ed è stata tacciata di essere coinvolta nella produzione di armi chimiche a uso e consumo del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’attentato ad Asber è stato rivendicato da un gruppo di ribelli siriani affiliati a Tahrir al-Sham, formazione militante Salafita composta da ribelli siriani e attualmente coinvolta nella guerra civile, scoppiata nel Paese il 15 marzo 2011. Tale gruppo comprende anche la fazione precedentemente nota con il nome di Fronte al-Nusra, che ha operato in qualità di diramazione siriana di al-Qaeda fino al 28 luglio 2016, data in cui il leader di al-Nusra, al-Jawlani, annunciò la scissione consensuale tra i due gruppi e l’adozione del nuovo nome Jabhat Fateh al-Sham (“Fronte per la conquista del Levante”), più tardi fusosi con altre quattro formazioni minori, assumendo il nome di Hayat Tahrir al-Sham (“Organizzazione per la liberazione del Levante”. Le Brigate Abu Amara, facenti parte del Fronte del Levante, hanno rilasciato una dichiarazione tramite il loro canale Telegram, rendendo noto di aver “piazzato gli ordigni esplosivi” che hanno ucciso Asber.

Il centro di ricerca in questione, fondato nel 1969 e prestigioso sul territorio, era già stato colpito in precedenza per due volte, il 22 luglio scorso e nel settembre del 2017, da quelli che, a detta del governo siriano, erano raid aerei condotti da Israele. Anche in questo caso, seppure non ancora ufficialmente, fonti governative sostengono che nell’uccisione dello scienziato sia coinvolta l’intelligence israeliana. Quando l’agenzia Reuters ha interpellato un ufficiale governativo israeliano, egli ha rifiutato di commentare l’uccisione di Asber.

Nella notte tra il 13 e il 14 aprile, i raid missilistici condotti da Stati Uniti, Regno Unito e Francia avevano distrutto un’altra struttura di ricerca scientifica, in quel caso localizzata nella capitale siriana, Damasco, in risposta al presunto attacco chimico al cloro e al sarin scagliato, nella notte tra il 7 e l’8 aprile, dal regime di Assad sulla città di Douma, il quale aveva causato la morte di 49 persone. Nonostante le accuse delle Nazioni Unite e alcune conferme frutto di ricerche indipendenti, il governo siriano, spalleggiato dalla Russia, ha respinto ogni accusa di utilizzo o possesso di arsenali chimici.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.