Turchia: congelati patrimoni di 2 funzionari USA in segno di rappresaglia

Pubblicato il 4 agosto 2018 alle 19:11 in Turchia USA e Canada

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha ordinato il congelamento dei beni per 2 funzionari statunitensi, per vendicarsi delle sanzioni imposte sul ministro degli Interni turco, Suleyman Soylu, e quello della Giustizia turco, Abdulhamit Gul, a causa della detenzione di un pastore statunitense.

Washington aveva imposto il congelamento del patrimonio dei due funzionari turchi per il caso di Andrew Brunson, il pastore cristiano evangelico della Carolina del Nord detenuto in Turchia dall’ottobre 2017 con l’accusa di spionaggio e terrorismo. In particolare, Brunson è accusato di legami con il Kurdistan Workers’ Party (PKK) e la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gulen, che Ankara considera responsabile del fallito tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Sebbene Brunson abbia sempre negato tali accuse, il 18 luglio, un tribunale della provincia turca di Smirne ha respinto gli appelli per la sua liberazione, salvo poi decidere, il 25 luglio, di trasferirlo agli arresti domiciliari per problemi di salute. Il 3 luglio, tuttavia, le autorità giudiziarie turche hanno respinto l’appello dell’imputato per essere liberato durante il processo, al termine del quale, se ritenuto colpevole, potrebbe essere condannato fino a 35 anni di reclusione.

Il regime sanzionatorio americano, consistente nel blocco delle proprietà di Gul e Soylu sotto la giurisdizione statunitense, era stato annunciato dal Dipartimento del Tesoro americano l’1 agosto. Secondo Washington, i due ministri turchi sanzionati hanno svolto un ruolo chiave nell’arresto e nella detenzione del pastore statunitense.

Sabato 4 agosto, Erdogan ha dichiarato che la Turchia ha portato pazienza dal giorno dell’imposizione di tali restrizioni. “Sto dando istruzioni ai miei amici oggi, congeleremo i patrimoni, se ve ne sono, dei segretari della Giustizia e degli Interni statunitensi in Turchia” ha spiegato il presidente turco, durante un incontro del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, avvenuto ad Ankara. Inoltre, Erdogan ha dichiarato che l’atteggiamento degli Stati Uniti riguardo il caso Brunson non è appropriato per un partner strategico, oltre ad essere irrispettoso nei confronti della Turchia. Secondo Al Jazeera in lingua inglese, non è chiaro chi verrà colpito dall’annuncio di Erdogan, sia perché negli Stati Uniti esistono diversi ruoli di gabinetto, sia perché non è noto se il Paese ha possedimenti in Turchia.

Nella stessa giornata, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha rinnovato le sue speranze riguardo al ritorno in patria dell’uomo statunitense trattenuto in Turchia. Pompeo e la sua controparte turca, Mevlut Cavusoglu, si erano incontrati a Singapore venerdì 3 agosto, per discutere il rilascio del pastore cristiano evangelico, Andrew Brunson, che la settimana passata è stato trasferito agli arresti domiciliari. Oltre all’uomo, gli Stati Uniti stanno cercando di far rilasciare altresì 3 impiegati nell’ambasciata statunitense locale, trattenuti da tempo in Turchia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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