Etiopia: soldati si scontrano con forze di sicurezza locali

Pubblicato il 4 agosto 2018 alle 18:50 in Africa Etiopia

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Una serie di soldati etiopi si sono scontrati a fuoco con alcuni membri delle forze di sicurezza del governo locale della regione di Somali, nell’area orientale del Paese, sabato 4 agosto, dopo il tentato arresto, da parte delle autorità centrali, di alcuni ufficiali regionali.

Secondo quanto riportato da Reuters, alcuni residenti dell’area hanno dichiarato che i soldati erano stati stanziati a Jijiga, il capoluogo della provincia, nella sera di venerdì 3 agosto, con l’obiettivo di arrestare alcuni ufficiali, facendo nascere così un conflitto con le forze paramilitari territoriali. I cittadini hanno spiegato che negozi, alberghi e banche dell’area sono rimasti chiusi, mentre è stata incendiata una chiesa ortodossa etiope. Non è chiaro il motivo per il quale il governo di Addis Abeba abbia cercato di fermare gli ufficiali, che non si sono resi reperibili per rilasciare commenti.

La regione etiope di Somali è stata soggetto di numerose violenze negli ultimi 20 anni. Il governo combatte contro i ribelli dell’Ogaden National Liberation Front (ONLF) dal 1984, dopo che il gruppo aveva lanciato la sua idea di secessione nella regione, nota altresì con il nome di Ogaden. Dal 2017, gli scontri lungo i confini della provincia con la regione di Oromia hanno causato la dislocazione di decine di migliaia di persone. Inoltre, di recente i funzionari della regione sono stati accusati dal governo di Addis Abeba di abusi di diritti. A luglio, l’Etiopia aveva licenziato una serie di ufficiali di alto livello impiegati nelle carceri, a causa di alcune scoperte riguardanti attività di tortura e altri abusi in una famosa prigione del Paese.

Dal novembre 2015, l’Etiopia è stata colpita da una serie di disordini scoppiati in seguito all’approvazione di un piano di sviluppo urbano per Addis Abeba, il quale, secondo i critici, avrebbe portato a sequestri di terre nella circostante regione dell’Oromia. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, noto con il nome di Master Plan, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese e trasformandosi in manifestazioni sui diritti politici, che avevano costretto alle dimissioni il primo ministro Hailemariam Desalegn, il 15 febbraio 2018. Il 27 marzo era stato eletto il nuovo premier, Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito. Ahmed, originario di Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa, aveva inaugurato il suo mandato il 2 aprile. Il nuovo leader ha giurato di voler attuare riforme democratiche per porre fine alle proteste nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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