Serraj chiede aiuto al Regno Unito per rimuovere embargo sulle armi

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 13:45 in Libia UK

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Il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, ha chiesto urgentemente al Regno Unito di favorire gli sforzi diplomatici in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, al fine di rimuovere parzialmente l’embargo sulle armi in Libia. Ciò, ad avviso di Serraj, faciliterà l’assistenza alla Guardia Costiera, alle forze di sicurezza che controllano le frontiere e alle guardie presidenziali.

Tali dichiarazioni sono state rilasciate nel contro di un meeting con il segretario di Stato per lo sviluppo internazionale inglese, Penelope Mordaunt, che è giunta in vista ufficiale nella capitale libica giovedì 2 agosto. Serraj ha dichiarato di apprezzare la cooperazione tra i due Paesi in ambito migratorio e in altri settori, ribadendo che, tuttavia, la Libia non permetterà l’apertura di hotspot sulle proprie coste. “La stabilità della Libia può risolvere la questione dell’immigrazione, dal momento che permetterebbe di mettere in sicurezza i nostri confini efficacemente ed ospitare decine di migliaia di lavoratori regolari. Sa parte sua, Mordaunt ha riferito che il regno Unito continuerà a supportare il Paese nordafricano, soprattutto nella sua ripresa economica. “Le imprese inglesi sono pronte a venire in Libia e ad aiutare nel campo della sanità, dell’educazione, delle risorse umane e dello sviluppo”, ha affermato.

Sempre giovedì 2 agosto, il governo di Tripoli ha reso noto che l’Interpol, l’Organizzazione Internazionale della polizia criminale, ha sollevato l’embargo, ripristinando i rapporti con la Libia. Tale mossa è avvenuta in seguito al pagamento, da parte libica, dei propri contributi all’Interpol. Gli ufficiali di Tripoli hanno inoltre riferito che, recentemente, l’unità antiterrorismo dell’Organizzazione ha visitato il Paese per avviare un processo di assorbimento delle ultime regole antiterrorismo dell’Interpol.

L’embargo sulle armi in Libia venne imposto il 26 febbraio 2011 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’adozione all’unanimità della Risoluzione 1970, che impose restrizioni illimitate sulla fornitura di armi e materiale militare da e verso la Libia. Il 12 giugno scorso, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso l’embargo per un altro anno, adottando la Risoluzione 2420. In una dichiarazione ufficiale è stato affermato che, in base al capitolo 7 della Carta, il Consiglio di Sicurezza ha deciso che le Risoluzioni 2292 del 2016 e 2357 del 2017, riguardanti la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche, saranno estese per ulteriori 12 mesi. L’Onu ha anche specificato che la sua responsabilità primaria è la manutenzione della pace e della sicurezza internazionale, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, e ha ribadito che il terrorismo, in tutte le forme e manifestazioni, costituisce una delle più gravi minacce per la comunità internazionale. La decisione prevede che il Segretario generale riferisca al Consiglio di sicurezza di redigere un rapporto sull’attuazione della Risoluzione entro 11 mesi.

Il 6 luglio, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha dichiarato che vorrebbe porre fine all’embargo internazionale sulle armi in Libia, facendo notare che, in qualsiasi caso, i trafficanti continuerebbero ad aggirarlo. Tale dichiarazione è stata rilasciata nel corso di una serie di incontri che si stanno tenendo questa settimana con il vice-premier del governo di Tripoli, Ahmed Maiteeg, il quale ha precisato che, a causa dell’embargo, la Libia non può acquistare i mezzi necessari alle guardie costiere per le operazioni di controllo e nemmeno l’equipaggiamento necessario alla polizia per tenere in sicurezza in territorio. 

di Redazione

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