Nicaragua: Ortega accusa l’ISIS di influenzare le violenze

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 6:04 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha accusato l’ISIS di essersi infiltrato nel paese attraverso le reti sociali e aver influenzato le violenze che dal 18 aprile scorso scuotono la repubblica centroamericana. 

“Sembra che lo Stato Islamico sia arrivato in Nicaragua attraverso le reti sociali” – ha affermato Ortega in occasione di una cerimonia militare, la prova, secondo il leader sandinista, sarebbe il fatto che “i manifestanti per i loro atti di terrorismo hanno utilizzato tecniche simili a quelle utilizzate dall’ISIS in Siria e Iraq”.

Ortega accusa infatti i manifestanti che protestano contro il suo governo di “rapire i poliziotti e bruciare vive le persone”. “È terribile – ha assicurato il presidente – e non è un caso isolato, ma sono tanti i casi di fratelli nicaraguensi rapiti e incendiati, tra questi due fratelli poliziotti. È terrorismo, non c’è altra parola”.

Il generale Avilés, comandante dell’esercito del Nicaragua, nell’allocuzione che ha seguito quella del presidente, ha tuttavia preso le distanze da Ortega, affermando che l’unica uscita dalla crisi sia il dialogo nazionale tra governo e forze antisandiniste. È la seconda volta dall’inizio della crisi che l’esercito prende le distanze dall’esecutivo. Lo scorso maggio, l’esercito aveva dichiarato che non avrebbe preso parte alla repressione delle manifestazioni e aveva dato ordine ai soldati di rimanere nelle caserme.

Il Nicaragua attraversa una grave crisi dallo scorso 18 aprile, quando è iniziata un’ondata di proteste contro il governo che ha portato a feroci scontri tra dimostranti e forze di sicurezza. L’esecutivo attribuisce lo spargimento di sangue a settori violenti dell’opposizione che tentano di eseguire un “colpo di stato”, mentre gli avversari di Ortega affermano che è dovuto alla repressione delle forze filogovernative, paramilitari e polizia.

L’Associazione per i diritti umani in Nicaragua ha stimato in 448  le persone sono morte da quando sono iniziate le proteste, mentre la Commissione interamericana per i diritti umani stima che i morti siano 295. Ortega respinge entrambi i conteggi e afferma che i morti sono meno di duecento e che gli altri calcoli sono fatti al solo scopo di screditare la sua amministrazione.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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