Egitto: oppositore politico Mohamed Mahsoub arrestato e rilasciato in Italia

Pubblicato il 3 agosto 2018 alle 17:02 in Egitto Italia

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Le autorità italiane hanno liberato l’ex ministro egiziano, Mohamed Mahsoub, leader dell’opposizione, dopo 19 ore di detenzione presso la città di Catania, in Sicilia. Mercoledì 1 agosto, l’uomo aveva twittato di essere stato fermato nei pressi di Comiso e arrestato dalla polizia italiana su richiesta del governo egiziano. Su di lui, pende un mandato di estradizione dall’Egitto e, dal 2016, Mahsoub è stato inserito nella lista rossa dell’Interpol, dopo che diversi verdetti del tribunale del Cairo lo hanno accusato di frode e oltraggio alla magistratura. Per la prima condanna, l’ex ministro è tenuto a scontare 3 anni di prigione in seguito al coinvolgimento nella truffa ai danni di un saudita cui avrebbe rubato 200mila dollari; per la seconda, altri 3 anni di reclusione. Mahsoub, che ha servito nel governo dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, estromesso con un colpo di stato militare il 3 luglio 2013, sostiene che le accuse sono politiche e fanno parte del piano di repressione dell’attuale leader, Abdel Fattah al-Sisi, sull’opposizione.

Mohamed Mahsoub, 54 anni, è stato ministro degli Affari legali e parlamentari in Egitto, da agosto a dicembre 2012, sotto l’amministrazione Morsi. Il 27 dicembre di quell’anno ha rassegnato le dimissioni che, secondo quanto da lui dichiarato, erano “dovute a differenze nei punti di vista su come gli affari dovrebbero essere gestiti per riunire la nazione dopo la ratifica della costituzione”. È stato vicepresidente del partito islamista Al-Wasat, i cui fondatori erano stati membri della Fratellanza Musulmana, il movimento dichiarato illegale dal governo egiziano nel 2013. Dopo il colpo di stato, Mahsoub ha lasciato l’Egitto e ha vissuto brevemente in Italia, dove ha ottenuto la cittadinanza in seguito al matrimonio con una donna italiana. Si è poi trasferito a Parigi, dove ora ha la sua residenza. Ha condotto attivamente campagne di protesta contro il golpe militare e ha preso parte a vari gruppi di opposizione egiziana.

Un video che Mahsoub ha registrato durante il suo arresto è diventato virale sui social media e ha innescato una campagna per la sua liberazione. “Sono attualmente detenuto a Comiso, nel sud Italia, su richiesta del governo egiziano di trattenermi con accuse criminali inventate, come attacco alla proprietà dello Stato, frode, furto, ecc.”, ha dichiarato l’uomo, aggiungendo: “Proprio come difendo la libertà della mia gente e di ogni cittadino egiziano, e ne sto pagando il prezzo, difenderò anche la mia libertà fino all’ultimo respiro.”

Il direttore dell’Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani, Bahey Eldin Hassa, ha affermato che nel tentativo di convincere un altro Stato a estradare cittadini egiziani dopo aver fabbricato prove contro di loro, il governo egiziano dimostra di attuare nuove forme di autoritarismo. Il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, prima della notizia del rilascio dell’ex ministro, aveva dichiarato: “Stiamo lavorando al caso ma non si sa ancora molto, se non che la sua estradizione in Egitto violerebbe i diritti umani”. Diversi gruppi umanitari hanno documentato la presenza di almeno 60.000 prigionieri politici nelle carceri egiziane da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014.

Il breve arresto di Mahsoub è simile alla detenzione del giornalista egiziano di Al Jazeera, Ahmed Mansour, avvenuta in Germania nel 2015, prima che un’udienza a Berlino rifiutasse la richiesta egiziana di estradizione e decretasse la sua liberazione. Il caso di Mansour era stato condannato dall’Associazione dei giornalisti tedeschi, i quali avevano affermato che c’erano “enormi dubbi” sulla sua condanna in Egitto nel 2014.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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