Iran: esercitazione militare nel Golfo del Persico

Pubblicato il 2 agosto 2018 alle 10:25 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

LIran metterà in scena un’importante esercitazione militare nel Golfo del Persico, tra il 3 e il 4 agosto. Tale preparazione è finalizzata a dimostrare la capacità di chiudere una corsia strategica di navigazione petrolifera, mentre le tensioni con gli Stati Uniti si intensificano.

Il comando centrale delle forze armate statunitensi ha confermato a Reuters di aver percepito un aumento dellattività iraniana, in particolare nello Stretto di Hormuz, una via dacqua strategica per le spedizioni petrolifere che la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha minacciato di bloccare. Il capitano della Marina statunitense, Bill Urban, in qualità di principale portavoce del Comando Centrale che sovrintende le forze statunitensi in Medio Oriente, ha dichiarato chiaramente che gli USA sono consapevoli dellaumento delle operazioni navali allinterno del Golfo del Persico, dello Stretto di Hormuz e del Golfo di Oman. A tal proposito Urban ha anche affermato: Stiamo monitorando la situazione da vicino e continueremo a lavorare con i nostri partner per garantire la libertà di navigazione e il libero flusso del commercio nelle vie navigabili internazionali. Secondo fonti statunitensi, la Guardia Rivoluzionaria iraniana sta preparando più di 100 navi per le esercitazioni, coinvolgendo inoltre centinaia di truppe a terra.

Teheran è il principale oppositore di Washington in Medio Oriente. Fin dal proprio insediamento, il 20 gennaio 2017, l’amministrazione Trump ha portato avanti una linea dura nei confronti dell’Iran, precedentemente promossa nel corso della campagna elettorale. Uno dei momenti di massima tensione fra i due Paesi si è verificato l’8 maggio scorso, quando gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015, tra Teheran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu quali Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, più la Germania. L’accordo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e del consenso a sottoporre il programma nucleare a rigorose verifiche. Poco dopo l’annuncio americano, Teheran ha dichiarato che sarebbe rimasta nell’accordo nonostante l’assenza di Washington e che, al contrario degli Stati Uniti, avrebbe sempre rispettato i principi del patto.

Inoltre, Teheran, ancora oggi, continua a ribadire che la sua attività nucleare è destinata esclusivamente alla produzione di elettricità e altri progetti pacifici. Da parte loro, gli USA, al contrario, teme le attività iraniane, soprattutto in relazione al suo programma missilistico. Il 4 luglio, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver elaborato una campagna di “massima pressione economica e diplomatica” sull’Iran, per convincerlo a negoziare un accordo migliore.  Le nuove sanzioni americane entreranno in vigore in due tranches. Le prime, dirette al settore automobilistico iraniano e al commercio di oro e altri metalli preziosi, saranno applicate a partire dal 4 agosto. La seconda tranche, invece, colpirà il settore energetico, specialmente il petrolio, e le transazioni con la Banca Centrale iraniana a partire dal 6 novembre 2018.

Domenica 29 luglio, la valuta iraniana è precipitata al minimo storico, perdendo oltre 100.000 rial rispetto al dollaro. Il rial ha perso più della metà del suo valore a causa di un’economia debole e delle difficoltà finanziare presso le banche locali. Non a caso, nel Paese mediorientale vi è una forte domanda di dollari da parte degli iraniani che temono gli effetti delle sanzioni statunitensi sulla valuta nazionale. A fronte di ciò, il governo aveva cercato di fissare il tasso di cambio a 42.000, ad aprile, minacciando inoltre di reprimere i commercianti illegali. Nonostante il provvedimento, il commercio al nero è continuato a causa delle preoccupazioni popolari circa una prolungata recessione economica. Perciò, Teheran è stata costretta ad ammorbidire la sua decisione a giugno, consentendo una maggiore flessibilità.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante                                          

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.