Sochi, opposizione siriana: presenza militare turca a Idlib garantisce sicurezza

Pubblicato il 1 agosto 2018 alle 12:31 in Siria Turchia

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La presenza militare turca nella provincia siriana di Idlib garantisce la sicurezza nella regione. Lo ha dichiarato, il 31 luglio, l’ex capo del governo siriano ad interim, Ahmad Tumah, che ha guidato il principale blocco dell’opposizione siriana, nel corso del decimo round del processo di Astana, i colloqui sulla guerra in Siria, guidati da Turchia, Russia e Iran, svoltosi tra il 30 e il 31 luglio nella località russa di Sochi, sul Mar Nero. Ai colloqui hanno partecipato delegazioni del governo siriano e dell’opposizione. Sul versante dell’opposizione, Tumah ha aggiunto, nel corso di una conferenza stampa, che l’opposizione siriana vuole trasformare Idlib da una zona di de-escalation a una zona di cessate il fuoco permanente.

L’inviato del regime siriano, Bashar Jaafari, da parte sua, ha negato che in seguito ai colloqui di Sochi si raggiungeranno sicuramente soluzioni di compromesso. In particolare, Jafaari ha affermato che sarebbe diritto dell’esercito restituire la provincia al governo siriano con la forza, laddove non fosse possibile raggiungere un accordo.

Il regime siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, è sostenuto da Mosca. L’inviato presidenziale russo per la Siria, Alexander Lavrentyev, ha negato l’imminenza di un’operazione o un attacco rilevante a Idlib, nonostante Assad abbia precedentemente affermato che era prioritario riacquisire il controllo della provincia, attualmente dominata dai ribelli e dai jihadisti. La scorsa settimana, in particolare, il regime siriano ha avviato un dispiegamento di forze militari nel sud-ovest di Idlib, nel tentativo di attaccare la regione della Siria nordoccidentale di Turkmen Mountain, che si trova all’interno della zona di de-escalation. Lavrentyev ha aggiunto che, poiché la minaccia proveniente dalla zona di Idlib è ancora significativa, è necessario che “l’opposizione moderata e i nostri partner turchi, che si sono assunti la responsabilità di stabilizzare questa regione, la gestiranno”.

Idlib è stato un argomento centrale nel corso dei colloqui di Astana, in quanto la delegazione turca ha sottolineato l’importanza di mantenere il regime di cessate il fuoco nella regione. In particolare, nel corso del processo di pace di Astana, Mosca e Teheran, sostenitori del regime siriano, e Ankara, sostenitrice dei ribelli, hanno concordato, il 3 e il 4 maggio 2017, di istituire 4 zone di de-escalation, Homs, Ghouta, Daraa e Idlib, come parte di un tentativo di istituzione di un cessate il fuoco a livello nazionale. Idlib, città situata nel nordovest della Siria, in prossimità del confine turco, è attualmente sotto il controllo dei ribelli siriani. Si tratta, in particolare, dell’ultima provincia controllata interamente dai ribelli da quando, il 19 luglio, migliaia di residenti sono stati evacuati dai due villaggi di Kafraya e Fuaa, ultime due aree sotto il controllo dei gruppi armati pro-regime, circondate da gruppi ribelli. Il trasferimento dei residenti dei villaggi sul territorio governativo faceva parte di un accordo raggiunto il 17 luglio tra la Russia e la Turchia in cambio del rilascio di alcuni prigionieri dalle prigioni governative. La preoccupazione di Ankara è che una migrazione di massa verso la Turchia possa verificarsi in seguito ad un eventuale attacco del regime siriano contro Idlib, che, attualmente, ospita circa 3 milioni di persone, tra cui combattenti dell’opposizione e le relative famiglie. Per tale ragione, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte richiamato il suo omologo russo, Vladimir Putin, avvertendolo che se Damasco prende di mira Idlib, “l’essenza stessa dell’accordo di Astana” potrebbe essere “completamente distrutta”.

La guerra in Siria è iniziata nel marzo del 2011. Entrato attualmente nel suo ottavo anno, il conflitto siriano ha causato circa 465.000 vittime, oltre che un milione di feriti, e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondenti alla metà della popolazione siriana prima della guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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