Russiagate: iniziato il processo a Manafort

Pubblicato il 1 agosto 2018 alle 14:31 in USA e Canada

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I procuratori del gruppo di Robert Mueller, il consulente legale che sta indagando sulla presunta interferenza russa nelle elezioni americane del 2016, hanno dichiarato che Paul Manafort ha guadagnato 60 milioni di dollari dai lobbisti ucraini per il suo lavoro come consulente politico nel Paese. Le cifre sono emerse in tribunale il 30 luglio. Il processo nei confronti di Manafort, il presidente della campagna elettorale di Donald Trump, è iniziato il 31 luglio con la selezione della giuria e durerà tre settimane. Manafort è stato imputato di evasione fiscale e frode bancaria, e sembra inoltre che depositato 75 milioni di dollari in conti offshore, controllati da lui e dal suo socio Rick Gates, ex vice presidente del team elettorale di Trump, che compare nella lista dei testimoni del processo. Gates, originariamente accusato insieme al suo socio, ha deciso di dichiararsi colpevole e collaborare con Robert Mueller, e i procuratori hanno dichiarato che ricoprirà un ruolo di rilievo nel caso.

Nel corso del processo i procuratori hanno pianificato di delineare i rapporti tra l’ex responsabile della campagna elettorale di Trump con il Partito delle Regioni, la formazione filo-russa di Viktor Yanukovych, che è stato deposto dal ruolo di presidente dell’Ucraina il 22 febbraio 2014, come esito della rivoluzione avvenuta nel Paese. I procuratori hanno affermato che le prove in loro possesso “contengono informazioni sulle fonti di reddito di Manafort in Ucraina, e in particolare sugli oligarchi cha hanno istituito i pagamenti a suo favore attraverso conti stranieri”.

Si tratta del primo processo nell’ambito dell’indagine di Robert Mueller sul presunto collegamento tra la campagna presidenziale di Trump e la Russia. Il suo esito avrà un certo peso per Washington, in quanto, se culminerà in un’assoluzione, darà credito alle affermazioni dell’amministrazione Trump, che sostiene che l’inchiesta sulla Russia, da loro definita una caccia alle streghe, debba essere messa da parte. D’altro canto, se l’esito il processo finirà con una condanna, ciò aggiungerà credibilità all’indagine intrapresa dal procuratore Mueller. Il Presidente Donald Trump ha deciso di seguire il processo. Secondo quanto riportato da due ufficiali alla CNN, pare che il capo della Casa Bianca abbia seguito l’inizio del processo, martedì 31 luglio, dall’Air Force One, mentre volava in Florida e che desideri ricevere frequenti aggiornamenti sui suoi sviluppi.

Alla vigilia del processo, l’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, ha cercato di allontanare la figura di Manafort da quella del presidente, dichiarando che i due non erano coinvolti in relazioni intime. Il Telegraph ha inoltre riportato che, lunedì 30 luglio, Giuliani ha dichiarato alla CNN, riferendosi a Manafort, “lui non ha informazioni che incriminino il presidente, lo so per certo. Possono spremerlo, non sa niente. È stato con Trump solo per quattro mesi”. L’imputato è entrato a far parte della squadra elettorale di Trump nel marzo 2016, e ne è stato il capo dal giugno all’agosto dello stesso anno.

In merito al punto centrale dell’inchiesta di cui il processo fa parte, ovvero il collegamento tra le elezioni americane e la Russia, l’avvocato Giuliani ha affermato “non so nemmeno se sia un crimine, colludere con i russi” ed ha aggiunto che “l’hackeraggio è un crimine, ed il presidente non ha hackerato”.

Da quanto il procuratore Mueller ha aperto l’inchiesta lo scorso maggio, ha accusato 32 persone, tra cui 26 di cittadinanza russa e diverse personalità legate alla campagna elettorale di Trump. Cinque di loro, tra cui Rick Gates, si sono dichiarate colpevoli.

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Cristina Lipari

di Redazione

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