Egitto: uccisi 5 sospetti jihadisti a nord del Cairo

Pubblicato il 1 agosto 2018 alle 16:01 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 5 sospetti jihadisti in uno scontro nella provincia di Qalyubiya, a nord del Cairo. È quanto ha dichiarato, martedì 31 luglio, il Ministero dell’Interno, con una dichiarazione in cui ha sostenuto che i militanti appartengono al gruppo terroristico Hasm. Secondo quanto si legge nel comunicato, i membri dell’organizzazione “sono stati istruiti dai vari leader dei movimenti jihadisti all’estero a condurre operazioni terroristiche volte a destabilizzare il Paese”.

L’Egitto accusa Hasm di essere un’ala militante affiliata alla Fratellanza musulmana, il movimento islamista più antico nel Paese, dichiarato illegale dal governo nel 2013. Emerso a livello mediatico nel 2016, Hasm ha rivendicato numerosi attacchi contro le forze di sicurezza egiziane. In uno degli attacchi più significativi, avvenuto il 9 dicembre 2016, i membri dell’organizzazione sono stati ritenuti responsabili di un’esplosione che ha provocato la morte di 6 poliziotti. Da parte loro, i Fratelli Musulmani negano ogni legame con il gruppoe lo stesso Hasm non ha mai fatto dichiarazioni di affiliazione con la Fratellanza.

Riguardo allo scontro di martedì 31 luglio, l’organizzazione jihadista, attiva in Egitto dal 2016, non ha ancora rilasciato commenti. Secondo la nota del Ministero dell’Interno, la polizia ha anche arrestato altri 5 sospetti militanti durante un’incursione separata nel quartiere di El-marg, nella capitale, riuscendo a confiscare diverse armi.

Un’insurrezione guidata dai combattenti dello Stato Islamico in Egitto, nella penisola del Sinai, ha provocato la morte di centinaia di soldati e poliziotti da quando l’esercito del Paese ha rovesciato il presidente egiziano, nonché leader dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, nel luglio del 2013. Il colpo di Stato è stato attuato il 3 luglio 2013 dall’esercito nazionale, dopo una fase di contrapposizione tra Morsi e Tamarrud, un movimento popolare di opposizione che aveva riscosso numerosi consensi. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha aumentato le insorgenze dei jihadisti, i quali focalizzano i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana.

Da dicembre 2017, gli attacchi di Hasm si sono spostati gradualmente dal Sinai nell’entroterra, prendendo di mira sia i cristiani copti sia i membri delle forze dell’ordine e i loro posti di blocco presenti dentro e intorno alle principali città egiziane. I militanti dello Stato islamico nel Sinai del Nord non hanno segnalato alcun collegamento con Hasm, che compie la maggior parte dei suoi attacchi nella regione del delta del Nilo. In Egitto, oltre ad Hasm ed ISIS, le forze di sicurezza affrontano offensive terroristiche nel deserto occidentale anche da parte di militanti legati ad al-Qaeda che, secondo fonti militari egiziane, avrebbero sede in Libia.

Gliscontri tra esercito e islamisti sono parte di una campagna, iniziata il 9 febbraio 2018, volta a rimuovere i rimanenti gruppi terroristici dalla penisola del Sinai. Finora, le iniziative hanno avuto successo e hanno permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. Nell’operazione del 29 maggio, 8 militanti sono morti, andandosi a sommare ai più di 200 jihadisti rimasti uccisi a partire dal lancio della campagna. Da parte sua, l’esercito ha perso, da febbraio, un ammontare pari a 35 uomini, secondo dati ufficiali.

La missione antiterroristica inaugurata dalle Forze Armate egiziane il 9 febbraio ha preso il nome di Comprehensive Operation – Sinai 2018 ed è stata istituita con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti nell’area, così come “tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese”, secondo quanto specificato da un comunicato dell’esercito rilasciato all’inizio della campagna. Nonostante il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, avesse promesso, un mese fa, che l’operazione in Sinai “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi nella penisola.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.