Siria: colloqui guidati da Russia, Iran e Turchia a Sochi

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 12:17 in Medio Oriente Siria

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Le delegazioni del governo siriano e dellopposizione sono arrivate nella città russa di Sochi, il 30 luglio, per partecipare ai colloqui sulla guerra in Siria, guidati da Russia, Turchia e Iran, che si concluderanno il 31 luglio.

Ahmed Tumah, lex capo del governo ad interim siriano, rappresenta lHigh Negotiations Committee, il principale blocco dellopposizione. Bashar Jaafari, amabasciatore della Siria presso le Nazioni Unite, invece, è presente a nome del regime siriano guidato dal presidente Bashar al-Assad.

Durante i colloqui, saranno affrontate diverse questioni umanitarie, tra cui la situazione delle cosiddette zone di de-escalation, le quali un tempo comprendevano 4 zone: Homs, Ghouta, Daraa e Idlib. Idlib, in qualità di ultima roccaforte detenuta dai ribelli nel Paese, fa parte degli accordi di de-escalation mediati dalla Russia per sostenere il cessate il fuoco stabilito in diverse parti della Siria occidentale. La provincia al confine con la Turchia ospita circa 3 milioni di persone, tra cui combattenti dellopposizione e le relative famiglie.

Altri argomenti al centro dei colloqui saranno: il ritorno dei rifugiati siriani nel Paese, il rilascio dei detenuti e listituzione di una commissione incaricata di riscrivere la costituzione siriana. Lultimo punto cruciale concerne, invece, il destino di Assad. Non a caso, il governo siriano ha costantemente rifiutato di accettare le dimissioni del proprio leader, mentre lopposizione afferma che la rimozione di Assad corrisponde ad un prerequisito per il processo di pace.

Nel marzo 2011, nel pieno della primavera araba, il governo siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, iniziò a fronteggiare una forte opposizione da parte di attivisti scontenti del regime, che aspettavano con impazienza l’avvento della democrazia. Mano a mano, proteste pacifiche si diffusero per tutto il Paese. In seguito ad una di queste manifestazioni, 15 ragazzi furono detenuti e torturati per aver fatto alcuni graffiti in supporto alla primavera araba. Uno dei ragazzi, un tredicenne, dopo essere stata torturato fu ucciso. In seguito all’accaduto, le proteste nel Paese continuarono con ancora più veemenza e il governo siriano rispose con i metodi duramente criticati dai dimostranti, abusando delle forze armate, uccidendo e imprigionando i manifestanti. Così, nel luglio 2011, alcuni disertori dell’esercito siriano annunciarono la formazione del Free Syrian Army (FSA), un agglomerato di brigate armate, fatto di disertori e civili, che tutt’oggi mira a rovesciare il regime di Assad. La formazione di tale gruppo è stato il primo segnale di inizio della guerra civile.

Dal marzo del 2011, il conflitto ha causato circa 465.000 vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area ad est della capitale, Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze del presidente Bashar al-Assad, ad aprile 2018, in seguito alla quale ci sono stati circa 1.000 morti tra cui 215 bambini e 145 donne. Le forze fedeli al presidente, il 19 giugno, hanno lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di riconquistare le province meridionali di Daraa, Quneitra e Sweida. L’assalto in questione, ad oggi, è finalizzato ad ottenere il controllo dell’area strategica, conosciuta come il “triangolo della morte”, la quale collega la campagna meridionale di Damasco con le provincie di Daraa e Quneitra. La zona è un baluardo delle milizie ribelli sostenute dall’Iran, compreso il gruppo Hezbollah, ragion per cui lo Stato Ebraico è tanto interessato a mantenere le alture del Golan demilitarizzate e sotto il proprio controllo.

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Alice Bellante

di Redazione

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