Eni in Libia: collaborare con Tripoli per rilanciare l’economia

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 17:08 in Africa Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, Fayez al-Serraj, ha incontrato, lunedì 30 luglio, l’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, accompagnato da una delegazione della compagnia petrolifera italiana.

L’incontro ha avuto come tema centrale la questione della cooperazione tra la Libia e l’ente idrocarburi al fine di rilanciare l’economia del Paese nordafricano. L’ufficio stampa di al-Serraj ha riferito che, durante i colloqui, è stato concluso un accordo per la realizzazione di nuovi progetti di investimento nel settore petrolifero e in quello dello sviluppo, in particolare nelle regioni meridionali e settentrionali. Eni ha inoltre accettato la proposta, avanzata dal leader libico, di inviare un team tecnico per valutare la rete elettrica nel Paese affinché i due partner possano cooperare al fine di migliorarla e di intraprendere la costruzione di una nuova centrale elettrica. La compagnia petrolifera italiana collabora da anni con la National Oil Corporation libica (NOC) ed è inoltre partner della società Mellitah, la più grande impresa del petrolio e del gas in Libia, con una produzione di circa 600.000 barili di greggio al giorno.

Negli ultimi mesi, le attività petrolifere nel Paese nordafricano sono state messe a rischio da una serie di eventi che hanno creato tensioni anche a livello internazionale. Il 14 giugno 2018, l’esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar (LNA) aveva bloccato le esportazioni di petrolio dalla regione della mezzaluna petrolifera, in particolare dai porti di Ras Lanuf e Sidra, quando un gruppo di ribelli, guidati dal comandante Ibrahim Jodran, aveva iniziato ad attaccarlo. Il motivo della chiusura delle attività petrolifere in quei porti, continuata anche dopo la sconfitta dei combattenti, il 21 giugno 2018, risiedeva nel fatto che, secondo le fazioni orientali, i proventi delle esportazioni, che passavano attraverso la NOC di Tripoli, rischiavano di andare nelle mani di gruppi armati, da loro definiti “terroristici”, proprio come quelli di Jodran. Le interruzioni hanno minacciato di causare la perdita di circa 850.000 barili di petrolio al giorno. Hanno inoltre rischiato di aggravare le tensioni tra la fazione militare e politica orientale, con sede a Tobruk, e quella occidentale, stabilita a Tripoli, che si contendono il controllo della Libia. Nonostante le truppe di Jodran fossero state respinte, i funzionari orientali, schierati con Haftar, avevano anche deciso di sottrarre il controllo delle esportazioni al NOC di Tripoli e di trasferirlo a quello di Bengasi (NOC-est), considerato illegittimo dalla comunità internazionale. Le potenze occidentali hanno sempre impedito alla NOC di Bengasi di esportare petrolio indipendentemente da Tripoli. In base alla Risoluzione 2362 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, approvata nel 2017, e a diversi divieti internazionali, solo la NOC di Tripoli è considerata legittima e ha il potere di gestire le esportazioni di petrolio. Mercoledì 11 luglio, la National Oil Corporation con sede a ovest aveva infine annunciato che 4 porti petroliferi, destinati all’esportazione di greggio, sarebbero stati riaperti dopo che le fazioni libiche orientali, capeggiate dal generale Khalifa Haftar, avevano deciso di liberarli e riconsegnarli.

La Libia versa in uno stato di forte instabilità da quando il ditattore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia. Attualmente nel Paese sono presenti due governi: il primo, che è stato creato dall’Onu con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è appoggiato dall’Italia, si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo il premier Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk e con a capo il generale Haftar, è sostenuto da Russia ed Egitto. Le Nazioni Unite si impegnano a riunificare la Libia e a organizzare elezioni nazionali, previste a dicembre 2018.

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Chiara Gentili

di Redazione

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