Croazia: iniziata la costruzione del ponte finanziato dall’UE a cui si oppone la Bosnia

Pubblicato il 31 luglio 2018 alle 18:08 in Balcani Croazia

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La Croazia ha dato il via alla costruzione di un ponte, finanziato dall’Unione Europea, che collegherà due zone nevralgiche del Paese aggirando una parte di territorio della Bosnia che vi si frappone, lunedì 30 luglio. Sarajevo si è opposta al progetto, e Bakir Izetbegovic, uno dei tre membri della Presidenza bosniaca, ha dichiarato che il ponte nega l’accesso del suo Paese alla zona di mare aperto dell’Adriatico. I leader bosniaci sostengono che il ponte impedirà alle navi di entrare nel porto di Neum, unico porto di cui dispone lo Stato balcanico.

Il ponte di Peljesac è stato progettato per unire le due maggiori attrazioni turistiche croate, situate nella costa meridionale del Paese, vale a dire il porto di Spalato e la città medievale di Dubrovnik. Attualmente, per raggiungere l’enclave di Dubrovnik i turisti devono percorrere un tratto di autostrada lungo 20 chilometri che passa per il territorio della Bosnia e superare due posti di blocco al confine.

Bakir Izetbegovic ha dichiarato che la Bosnia affronterà la questione nelle corti internazionali. “La Bosnia non nega i diritti della Croazia, tutto ciò che vogliamo è il rispetto dei nostri diritti”, ha affermato Izetbegovic. Il quotidiano Balkan Insight riporta che i politici bosniaci hanno definito la costruzione del ponte un assalto alla sovranità e all’identità territoriale della Bosnia nonché un atto contrario al diritto internazionale. Izetbegovic ha inoltre ricordato che già il 15 settembre 2017 il Parlamento del Paese ha presentato alla Croazia un’obiezione ufficiale in merito al ponte, esortandola a sospendere il progetto.

Nermin Niksic, leader del partito socialdemocratico bosniaco, ha accusato la Croazia di “indebolire deliberatamente la soggettività internazionale della Bosnia ed Erzegovina”, relativizzando e mettendo a repentaglio “la soggettività, gli interessi ei diritti dello Stato”. Tuttavia, sembra che alle reazioni dei politici, che giudicano questa mossa un attacco alla sovranità del loro Paese, non corrisponda una analoga reazione da parte della popolazione. Pare che i bosniaci croati non vedano nulla di controverso in questo progetto, mentre i bosniaci serbi non si sentono coinvolti, secondo quanto riporta Balkan Insight.

Da parte sua, il Primo Ministro della Croazia, Andrej Plenkovic, ha confermato che l’infrastruttura in questione sarà costruita nel pieno rispetto della vicina Bosnia. In risposta a tali accuse, ha inoltre dichiarato, ad aprile, che l’altezza del ponte di 55 metri consentirebbe il passaggio delle navi ed il loro ingresso nel porto di Neum e che, poiché questo sarà costruito nel territorio croato, non inciderà nel confine tra i due Paesi balcanici.

Ad occuparsi della sua costruzione sarà la China Road and Bridge Corporation, società cinese controllata dallo Stato. Questa decisione ha sollevato le proteste degli offerenti austriaci ed italo-turchi che sostengono che la compagnia cinese abbia violato i regolamenti europei, come riporta il New York Times. Il progetto, secondo quanto affermato dai funzionari Croati, dovrebbe costare 540 milioni di euro, e l’UE ne finanzierà l’85%. Il ponte sarà lungo 2,4 chilometri e sarà pronto entro tre anni.

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Cristina Lipari

di Redazione

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