Yemen: sito missilistico Houthi distrutto dall’Arabia Saudita

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 10:38 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione militare a guida saudita ha dichiarato di aver distrutto un sito missilistico appartenente alla fazione degli Houthi, domenica 29 luglio, presso Saada. La provincia yemenita in questione è situata nella parte settentrionale dello Yemen, vicino al confine con l’Arabia Saudita, ed è attualmente controllata dai ribelli. Ekhbariya TV, un canale televisivo gestito dal governo saudita, ha trasmesso un filmato di 49 secondi, in bianco e nero, del presunto attacco a Saada. Secondo quanto riportato da al-Arabiya English, l’offensiva di domenica sarebbe il frutto di un’operazione congiunta dell’esercito yemenita e della coalizione a guida saudita, in seguito alla quale 20 ribelli Houthi sarebbero stati uccisi e altri 28 imprigionati, compreso il comandante civile, Abu Yasser al-Khoulani.

L’Arabia Saudita è stata spesso vittima di attacchi missilistici lanciati dalla fazione ribelle presente nello Yemen settentrionale. Nonostante ciò, le forze di difesa del Regno affermano di aver intercettato tutti i missili diretti nel proprio territorio, riportando solo una vittima. Venerdì 27 luglio, la coalizione a guida saudita ha lanciato diversi attacchi aerei nella città di Hodeida, riprendendo le operazioni militari nella zona per la prima volta dopo il cessate il fuoco del 1 luglio. I residenti della città portuale hanno dichiarato che le offensive in questione sono iniziate poco dopo la mezzanotte, distruggendo un sito della polizia militare Houthi e una fabbrica di materie plastiche. Prima di tali eventi, anche i ribelli avevano intensificato le proprie aggressioni contro i sauditi e gli emiratini, attaccando 2 petroliere saudite nel Mar Rosso, il 25 luglio, e colpendo l’aeroporto di Abu Dhabi con un drone, il 27 luglio.

Alla luce di tali sviluppi, l’Arabia Saudita, in qualità di principale esportatore di petrolio a livello mondiale, aveva deciso di sospendere temporaneamente tutte le spedizioni di greggio attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb, il 25 luglio. Come previsto, la decisione in questione ha fatto salire vertiginosamente i prezzi del petrolio. Lo stretto di Bab al-Mandeb collega il Mar Rosso al Mar Arabico, rappresentando un passaggio cruciale per il trasporto e il commercio del greggio.

La guerra in corso nello Yemen rappresenta la peggiore crisi umanitaria del mondo. 22 milioni di persone, cioè 3/4 della popolazione, sono in disperato bisogno di aiuto e protezione. Mentre il conflitto entra nel suo quarto anno, milioni di individui non hanno accesso all’acqua potabile e l’intero Paese è ad alto rischio di un’epidemia di colera. L’origine della disputa, scoppiata il 19 marzo 2015, può essere individuata nella mobilitazione controrivoluzionaria contraria alla sollevazione democratica del 2011.

I ribelli Houthi controllano la città di Hodeida e il suo porto dal 2014. Il 13 giugno, gli Emirati Arabi Uniti e i suoi alleati, inclusa l’Arabia Saudita, avevano lanciato una massiva operazione militare, chiamata “Golden Victory”, per riprendere il controllo dell’area. Le truppe avevano conquistato l’aeroporto di Hodeida, il 19 giugno, ne avevano preso ufficialmente il controllo il giorno dopo, consolidando la propria presenza nel centro urbano, e, ad oggi, continuano a combattere per eliminare la presenza dei ribelli dall’area. Il capo dei ribelli Houthi in Yemen, Abdul Malik al Houthi, il 18 luglio, ha dichiarato di essere pronto a consegnare alle Nazioni Unite il controllo del porto di Hodeida, nel caso in cui la coalizione a guida saudita fosse disposta ad interrompere la sua offensiva.

Nel conflitto yemenita si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba, sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

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Alice Bellante

di Redazione

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