USA, è scontro sul muro con il Messico, Trump minaccia “chiusura” del governo

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 10:27 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di “chiudere” il governo americano se i Democratici non sosterranno, con i loro voti, la “sicurezza delle frontiere”, approvando, fra le altre cose, i finanziamenti per il muro di confine con il Messico. Lo ha dichiarato su Twitter, domenica 29 luglio, lo stesso leader della Casa Bianca, suscitando preoccupazione anche tra i Rebubblicani del Congresso, convinti di aver raggiunto, la scorsa settimana, alla Casa Bianca, un accordo con Trump per ritardare la questione del finanziamento del muro a dopo le elezioni di midterm di novembre. Con l’anno fiscale che si chiude pochi mesi prima delle elezioni, a settembre, il Partito Repubblicano teme, secondo il quotidiano americano, The New York Times, che gli elettori possano ritenere il presidente responsabile dell’aumento della spesa pubblica, con conseguenze che si faranno sentire sui risultati elettorali. La minaccia del leader della Casa Bianca, pertanto, dà avvio a un braccio di ferro al Congresso sulla spesa pubblica.

Se il rappresentante repubblicano dell’Oklahoma, Tom Cole, ha espresso scetticismo in merito alla chiusura di un governo che già si controlla, il rappresentante repubblicano dell’Ohio, Steve Stivers, ha affermato di ritenere improbabile la concretizzazione di tale minaccia, ipotizzando comunque un miglioramento delle politiche sull’immigrazione.

Non si tratta, peraltro, della prima volta che Trump allude a una chiusura del governo con riferimento al muro. Il presidente americano si è scagliato più volte contro il Congresso ogni qual volta è stato raggiunto un accordo bipartisan sulla spesa, che non includesse il finanziamento per la costruzione del muro sul confine meridionale, che ha rappresentato un punto centrale della sua campagna elettorale.

A marzo, il Congresso ha approvato un provvedimento che includeva 1,6 miliardi di dollari per la realizzazione di oltre 90 miglia di barriere lungo il confine con il Messico, ma tale somma è ancora lontana dai 25 miliardi di dollari di cui il presidente americano avrebbe bisogno per concretizzare la sua promessa elettorale di contruire un “grande, bellissimo muro” al confine con il Messico.

Al di là della frustrazione per il mancato sblocco delle risorse necessarie per la costruzione delle barriere di frontiera, il tweet del 29 luglio di Trump mostra anche, secondo il New York Times, lo scontento del presidente americano rispetto “all’incapacità del Congresso di affrontare una delle questioni più problematiche per Washington: la politica sull’immigrazione”. In particolare, Trump vorrebbe fondare la politica sull’immigrazione degli Stati Uniti su “quattro pilastri”: una modalità di naturalizzazione per i giovani immigrati giunti irregolarmente negli Stati Uniti e noti come “dreamers”, l’abolizione della cosiddetta “lotteria dei visti”, un programma che consente ogni anno a 50.000 persone, la cui nazionalità risulta “sottorappresentata” nella popolazione di immigrati dell’anno precedente, di ricevere un permesso di soggiorno negli Stati Uniti, tagli significativi all’immigrazione legale e finanziamenti per il muro. Tanto la Camera, quanto il Senato, tuttavia, hanno respinto, nel corso di quest’anno, le leggi sull’immigrazione che includevano tali pilastri, frenando in tal modo l’approccio duro che il leader della Casa Bianca intende imprimere alla politica sull’immigrazione e che ha incluso, fra le altre cose, la separazione dei bambini dai genitori entrati irregolarmente negli Stati Uniti dal Messico nonché il cosiddetto “travel ban”, gli ordini esecutivi emessi da Trump il 27 gennaio e il 6 marzo 2017 per impedire l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di alcuni Paesi a maggioranza musulmana.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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