Turchia: non indietreggeremo davanti alle sanzioni USA

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 6:00 in Turchia USA e Canada

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Il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha affermato che la Turchia affronterà a petto alto le sanzioni con le quali il presidente americano, Donald Trump, la ha minacciata qualora Ankara non dovesse rilasciare il pastore cristiano americano Andrew Brunson.

Secondo quanto riferito dall’emittente Haberturk nella giornata di domenica 29 luglio, Erdogan avrebbe affermato: “Non ci tireremo indietro davanti alle sanzioni. Gli americani non dovrebbero dimenticare che perderanno un partner sincero”.

Sembra essersi verificato un improvviso dietrofront nell’atteggiamento di Erdogan, che pochi giorni prima aveva fatto credere alle possibilità di una distensione delle tensioni tra Stati Uniti e Turchia. Venerdì 27 luglio, il portavoce presidenziale turco, Ibrahim Kalin, aveva scritto sul giornale turco filogovernativo Daily Sabah che: “Le relazioni possono essere salvate e migliorate, posto che l’amministrazione statunitense prenda seriamente le inquietudini della Turchia in materia di sicurezza”. La disputa è iniziato quando il presidente Trump ha minacciato sanzioni su Ankara nell’escalation di tensioni diplomatiche tra i due partner membri della NATO.

Trump aveva recentemente messo in guardia Ankara circa la possibilità di sanzioni qualora il Paese non avesse liberato Andrew Brunson, un pastore cristiano americano detenuto in Turchia, il quale, secondo Washington, sarebbe stato preso in ostaggio. Brunson è stato trasferito agli arresti domiciliari a fine luglio dopo aver speso oltre 20 mesi in una prigione turca, in attesa del suo processo; l’uomo è accusato di crimini legati al terrorismo. L’amministrazione Trump ha lanciato una campagna per liberare Brunson in seguito alla decisione del tribunale di spostarlo ai domiciliari, interpretata da molti come una possibile apertura verso l’attenuazione delle tensioni tra i due Paesi membri della NATO.

Alcuni diplomatici, nella giornata di sabato 27 luglio, si sono adoperati per alleviare le tensioni tra Washington e Ankara, e lo stesso Segretario di Stato americano, Michael Pompeo, ha discusso la situazione dell’uomo religioso con il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu. A renderlo noto è stato il Dipartimento di Stato americano.

“Gli Stati Uniti imporranno pesanti sanzioni sulla Turchia per la lunga detenzione del pastore Andrew Brunson, un buon cristiano, uomo di famiglia e un meraviglioso essere umano”, aveva scritto Trump sul suo profilo Twitter.

“Il presidente Trump può essere animato da buone intenzioni riguardo al presidente Erdogan e alla Turchia. Ciò otterrà sicuramente una simile risposta, se le relazioni saranno basate sul rispetto reciproco e interessi condivisi”, aveva ribattuto Kalin. Le minacce contro la Turchia non funzionano, aveva poi rincarato il portavoce, aggiungendo che avrebbero prodotto il solo effetto di danneggiare l’equilibrio tra i rapporti bilaterali di Ankara con Washington.

Brunson è adesso al cuore della causa più chiacchierata e contesa tra i due Paesi, motivo delle ire statunitensi nei confronti della Turchia, che un tempo rappresentava il più importante alleato mediorientale di Washington. Negli ultimi anni, la fiducia che legava le due nazioni è stata logorata da contrasti e tensioni crescenti. In particolare, i due Stati si trovano in disaccordo su numerose tematiche quali la politica perseguita da Washington in Siria, la richiesta turca di estradizione di Fethullah Gulen, clericale musulmano incolpato da Ankara di aver scatenato il tentativo di golpe il 15 luglio 2016, e le inquietudini americane circa i cittadini e i membri dello staff diplomatico statunitensi detenuti in Turchia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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