Nigeria: forza aerea e 1000 agenti di sicurezza contro banditismo

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 17:13 in Africa Nigeria

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La Nigeria schiererà la sua forza aerea e almeno 1.000 agenti di sicurezza per combattere il banditismo nel nord-ovest del Paese. È quanto ha affermato il presidente, Muhammadu Buhari, attraverso una dichiarazione rilasciata il 29 luglio: “Il governo federale ha riunito una forza militare di 1.000 unità, comprendente esercito, aviazione, polizia e protezione civile, con l’obiettivo di lanciare attacchi feroci contro i banditi che terrorizzano i villaggi e le città degli Stati nigeriani, in particolare quello di Zamfara”. Da quando Buhari è stato eletto, il 29 maggio 2015, l’aeronautica è stata spesso chiamata a svolgere attività di polizia e a provvedere alla sicurezza interna, nonostante le critiche espresse più volte dalle organizzazioni per i diritti umani. Il 24 maggio 2018, Amnesty International aveva accusato l’esercito nigeriano di commettere gravi crimini di guerra e contro l’umanità, a discapito dei civili, durante le sue operazioni di mantenimento della sicurezza, in particolare quelle miranti a sconfiggere Boko Haram, il gruppo terroristico attivo nel Paese dal 2009.

La stabilità della Nigeria è messa al rischio da varie minacce interne, nonostante l’esercito sia già schierato in più di 30 dei 36 Stati del Paese. Il banditismo affligge da anni le regioni del nord-ovest, soprattutto lo Stato di Zamfara e quello di Kaduna, ricchi di foreste in cui i briganti possono nascondersi e sfuggire alle forze di polizia. Questi gruppi di banditi si scontrano ripetutamente con le autorità nigeriane, sfuggendo alla cattura degli uomini delle milizie locali e respingendo le squadre speciali di sicurezza che vengono mandate per sconfiggerli. Il 6 maggio 2018 circa 45 persone erano morte in uno scontro tra banditi e milizie in un villaggio dello Stato di Kaduna. Oltre a queste, da inizio maggio almeno altre 28 persone erano rimaste uccise in due attacchi separati nel nord della Nigeria. Il primo era avvenuto il 2 maggio nella regione nord-orientale di Adamawa, dove 15 persone erano morte per le aggressioni ad alcuni villaggi della zona. Il secondo si era verificato il giorno dopo nella regione di Zamfara e si era concluso con l’uccisione di 13 persone nello scontro tra milizia locale e alcuni ladri di bestiame.

Le violenze che esplodono giornalmente nel Paese mettono a dura prova la leadership del presidente Buhari, il quale aveva vinto le elezioni grazie a promesse di stabilità e sicurezza. Al banditismo delle regioni settentrionali si affianca la rivalità tra pastori e agricoltori delle aree centrali della Nigeria, che si contendono il controllo di terre e acqua. I pastori, accusati di attacchi a persone e proprietà, sono in maggioranza musulmani del gruppo etnico fulani, mentre gli agricoltori appartengono per lo più alla religione cristiana. Offensive e ritorsioni si sono verificate da entrambe le parti negli ultimi mesi. Secondo il nuovo report dell’International Crisis Group (ICG), pubblicato il 27 luglio, le rivalità tra pastori e agricoltori hanno causato, dall’inizio del 2018 a oggi, più vittime di Boko Haram. Dal settembre 2017, i morti in questi scontri ammontano ad almeno 1.500, di cui 1.300 concentrati nel periodo da gennaio a giugno 2018. Nello stesso periodo, invece, i terroristi nigeriani hanno ucciso complessivamente circa 250 civili. Da quando è attivo, Boko Haram è responsabile della morte di circa 30.00 persone e della fuga di almeno altri 2.6 milioni di cittadini. Gli attacchi dei militanti jihadisti hanno scatenato nel Paese una grave crisi umanitaria. I loro obiettivi sono principalmente donne e bambini, spesso rapiti, abusati e costretti a diventare kamizake.

La Nigeria è un Paese dell’Africa occidentale che possiede l’economia più prosperosa di tutto il continente, ed è una delle nazioni più influenti della regione. Oltre a essere la principale produttrice di petrolio del dell’Africa, è la quarta esportatrice di gas naturale al mondo. Nonostante ciò, il Paese è anche uno dei più instabili e insicuri del continente. Nuove elezioni sono previste per il 2019.

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Chiara Gentili

di Redazione

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