Bulgaria: Convenzione di Istanbul dichiarata contraria alla Costituzione

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle 19:20 in Balcani Bulgaria

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La Corte Costituzionale bulgara ha dichiarato che la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne viola la Costituzione, venerdì 27 luglio. Il trattato è stato elaborato in seno al Consiglio d’Europa, la principale organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani e la promozione della democrazia, ed è stato aperto alla firma l’11 maggio 2011. In Bulgaria, la Convenzione è stata firmata il 21 aprile 2016 dall’allora ministro della Giustizia, Ekaterina Zaharieva. A gennaio di quest’anno, il governo ha presentato il documento al Parlamento per la ratifica, ma poche settimane dopo è stato costretto a ritirarlo in seguito a proteste sul linguaggio del testo e sulla definizione di “genere” presentata al suo interno. A causa di queste proteste, e dopo che alcuni membri dell’assemblea legislativa si erano trattenuti dal ratificare la Convenzione, 75 membri del Parlamento hanno chiesto alla Corte un giudizio di costituzionalità.

La Corte Costituzionale, che ha premesso di aver tenuto in considerazione, nell’emettere la sentenza, le opinioni del presidente Rumen Radev, dei ministri e dei gruppi non governativi, ha affermato che il trattato utilizzava un linguaggio vago e spiegava male alcuni concetti. Anche il presidente Radev ha espresso delle riserve sul linguaggio usato nel testo che, a suo avviso, si presta a molteplici interpretazioni. Radev ha aggiunto che il trattato non sta prevenendo la violenza, riferendosi al fatto che questa continua a persistere nei paesi che hanno firmato la Convenzione di Istanbul, come riportato dal New York Times.

Il dibattito, come anche la sentenza della Corte Costituzionale, verte sulla definizione che la Convenzione di Istanbul dà del termine “genere”. Nell’Articolo 3 del trattato, dedicato proprio alle definizioni, si può leggere che “con il termine genere ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e per uomini”. La Corte Costituzionale bulgara sostiene che presentare il genere come un costrutto sociale “relativizza il confine tra i due sessi come biologicamente determinati”, aggiungendo che, se una società perdesse la capacità di distinguere tra uomini e donne, la lotta contro la violenza verso le donne si trasformerebbe in un impegno formale e irrealizzabile, come riportato da Balkan Insight. La sentenza stabilisce che “la mancanza di una comune comprensione del concetto di genere è illustrata dall’attivo dibattito sociale e politico tra chi è in favore e chi è contrario all’ideologia di genere”

Le critiche alla Convenzione non sono arrivate solo dalla Corte Costituzionale, ma anche dalla Chiesa Ortodossa Bulgara, dal Partito Socialista e dal fronte nazionalista dei Patrioti Uniti. A loro avviso, il testo potrebbe incoraggiare i giovani ad identificarsi come transgender o persone del terzo sesso, e condurre a matrimoni omosessuali, secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense.

La sentenza della Corte Costituzionale è stata criticata da diversi movimenti in difesa dei diritti umani, come il Comitati Helsinki bulgaro, il cui capo, Krassimir Kanev ha lamentato il fatto che la Bulgaria rischia di rimanere l’unico Stato dei Balcani a non aderire al trattato perché, a suo avviso, la sentenza di incostituzionalità rende praticamente impossibile la sua adozione nel Paese.

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Cristina Lipari

di Redazione