Siria: curdi e regime stileranno road-map per decentralizzare il Paese

Pubblicato il 29 luglio 2018 alle 17:30 in Medio Oriente Siria

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Il Consiglio Democratico Siriano curdo (SDC), sabato 28 luglio, ha reso noto di aver convenuto con il governo di Damasco di stabilire una road-map che porti a una Siria democratica e decentralizzata.

Il Consiglio Democratico Siriano a guida curda (SDC), ossia il ramo politico delle Syrian Democratic Forces (SDF), ha concordato con il governo siriano di formare gruppi di lavoro per avviare le negoziazioni atte a porre fine alle violenze in Siria. A riferirlo è stato il Consiglio curdo tramite un comunicato nel quale rende noto che, durante alcuni colloqui avvenuti nell’ultima settimana di luglio nella capitale siriana, Damasco, in compresenza di funzionari governativi, su invito dello stesso presidente, Bashar al-Assad, le parti si sono accordate per creare “commissioni su vari livelli” e quindi “sviluppare il dialogo e i negoziati e porre fine alla violenza e alla guerra”. Oltre a ciò, è stato convenuto il bisogno di stilare una road-map per muoversi in direzione di democrazia e decentramento del potere nel Paese. Alcuni incontri preliminari erano già stati effettuati a Tabqa, sul fiume Eufrate, ma si erano focalizzati principalmente sul ripristino dei servizi locali.

Le trattative in corso muovono nella direzione di un accordo, tra le autorità curde e il regime di Assad, volto a consentire ai curdi di preservare le relative autonomie, in un momento in cui l’appoggio statunitense si è dimostrato vacillante, dopo la mancata assistenza delle truppe americane durante gli ultimi assedi di Assad, e il regime sembra star recuperando velocemente la maggior parte dei territori ancora in mano ai ribelli, avvalendosi anche dell’aiuto degli alleati Russia e Iran.

Noah Bonsey, prestigioso analista strategico della Siria in seno all’organizzazione non governativa International Crisis Group, ha commentato la situazione affermando: “È difficile pensare che le parti possano raggiungere un accordo più sostanziale nei mesi a venire, perché c’è un enorme divario tra le due fazioni in merito alle prospettive future della regione”.

Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno assunto il controllo di un quarto del territorio siriano a est dell’Eufrate, un’area che include risorse agricole, idriche e petrolifere, durante la lotta contro il terrorismo dello Stato Islamico. Assad ha giurato di riconquistare “ogni centimentro” della Siria, ma a maggio, per la prima volta, ha affermato di aprirsi a eventuali negoziati con le SDF. Egli non ha tuttavia smesso di minacciare le milizie curde dell’uso della forza. Il presidente siriano ha inoltre descritto gli organi democratici dell’amministrazione curda nel nord-est del Paese come mere “strutture provvisorie”.

Qualsiasi tipo di negoziato tra i curdi siriani e Damasco genererebbe nuovi dubbi circa il ruolo e il dovere delle forze statunitensi in Siria, le quali hanno affiancato le Syrian Democratic Forces durante l’offensiva contro i miliziani islamisti. I curdi siriani sono in guardia nei confronti di Washington a causa delle dichiarazioni contrastanti dell’amministrazione Trump in merito al futuro della Siria, e a causa delle pressioni esercitate sugli Stati Uniti dalla Turchia, la quale ha organizzato incursioni militari in Siria per combattere le Unità di Protezione Popolare (YPG), le milizie curde che sono alla testa delle Syrian Democratic Forces (SDF) e che hanno stretti rapporti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), la principale organizzazione militante dei curdi in Turchia, messa fuori legge dal governo di Ankara.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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