Libia e Ciad uniranno i propri apparati di sicurezza

Pubblicato il 28 luglio 2018 alle 6:01 in Ciad Libia

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La Libia e il Ciad hanno concordato di collaborare per migliorare la sicurezza in prossimità dei propri confini.

Il 25 luglio, il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, si è recato nel vicino Ciad per colloquiare con il presidente Idriss Déby in merito ad alcune questioni di interesse comune relative alla sicurezza e alla stabilità della Libia. Secondo quanto riportato da Libya Observer, i due leader hanno concordato di unire le forze per combattere la minaccia terroristica e il traffico di esseri umani. Nello specifico, gli apparati di sicurezza dei due Paesi si coordineranno per attivare il protocollo di sicurezza firmato il 4 aprile da Libia, Ciad, Niger e Sudan, volto ad innalzare la difesa delle aree di confine. In base all’accordo, i quattro Paesi impiegheranno le proprie forze armate per combattere il crimine ed i traffici illegali nella regione a cavallo tra il Sahara e il Sahel, soprattutto in prossimità del sud della Libia, considerato luogo sensibile per le attività dei trafficanti e dei gruppi terroristici.

La cooperazione di sicurezza tra i quattro Paesi risale al 1998, anno in cui fu stabilita la Community of Sahel-Saharan States (CEN-SAD), una comunità regionale economica che detiene lo status di osservatore all’interno dell’Assemblea Generale dell’Onu. In seguito al rovescio del regime del dittatore libico, Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011 per mano dell’intervento della NATO, il CEN-SAD venne messo in secondo piano, perdendo quasi del tutto il proprio valore.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto; la sua figura di spicco è rappresentata dal generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Uno studio dell’iniziativa REACH ha rilevato che i due dei punti principali di entrata dei flussi migratori in Libia si trovano in prossimità delle frontiere con il Niger e il Ciad, dal dove i migranti cercano di raggiungere Sebha, nel sud del Paese. Un altro punto di entrata, invece, è posizionato lungo i confini sud-orientali con una parte del Ciad e una parte del Sudan ed è attraversato soprattutto da persone originarie dell’Africa centrale e orientale, che raggiungono la regione di Alkufra. A partire dal 2017, è stato registrato un aumento nel numero di migranti che hanno attraversato il Ciad che, ad avviso di REACH, è stato il risultato delle maggiori misure di sicurezza attuate, soprattutto nella regione di Agadez in Niger. La maggior parte delle fonti ha confermato di non aver riscontrato una diminuzione nel numero delle entrate dei rifugiati dai confini meridionali libici fino alla metà del 2017. In seguito a tale data, i flussi hanno mutato direzione, spostandosi ai lati del Niger, in Ciad e in Algeria.

È previsto che i leader di Libia e Niger si incontreranno nuovamente durante il mese di agosto, per aggiornarsi sugli sviluppi della nuova collaborazione di sicurezza.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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