Nigeria: scontri tra agricoltori e pastori hanno causato più vittime di Boko Haram nel 2018

Pubblicato il 27 luglio 2018 alle 10:31 in Africa Nigeria

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Gli scontri tra gli agricoltori e i pastori in Nigeria, dall’inizio del 2018 a oggi, hanno causato più vittime rispetto a quelle degli attacchi dell’organizzazione terroristica Boko Haram. È quanto riferisce il nuovo report dell’International Crisis Group (ICG).

La rivalità tra gli agricoltori ed i pastori, che si contendono il controllo di terre e acqua, è concentra soprattutto nelle aree centrali della Nigeria. I pastori, accusati di attacchi a persone e proprietà, sono in maggioranza musulmani del gruppo etnico fulani, mentre gli agricoltori appartengono per lo più alla religione cristiana. Offensive e ritorsioni si sono verificate da entrambe le parti negli ultimi mesi. Tra il 2 e il 3 giugno scorso, almeno 13 persone sono state uccise da uomini armati in due attacchi separati nello Stato centrale della Nigeria, Benue. Dal settembre 2017, i morti negli scontri ammontano ad almeno 1.500, di cui 1.300 concentrati nel periodo da gennaio a giugno 2018. Nello stesso periodo, i terroristi nigeriani hanno ucciso complessivamente circa 250 civili. Uno dei ricercatori senior dell’ICG, Namdi Obasi, ha spiegato che gli scontri si verificano per il controllo delle risorse e, a suo avviso, il governo dovrebbe formulare un piano di lungo termine per risolvere la questione. Secondo quando riportato dal documento, le aree interessare dalle offensive si trovano in prossimità degli Stati di Benue, Plareau, Adamawa, Nasarawa e Taraba.

Le origini del conflitto affondano le radici nella progressiva desertificazione e siccità in prossimità dei territori a Nord del Paese che, nel tempo, ha spinto sempre più pastori a spostarsi verso le zone più centrali, alla ricerca di acqua e pascoli per il proprio bestiame. Per di più, la scarsa sicurezza del Nord-Est della Nigeria per via dell’attività di Boko Haram ha accelerato la migrazione dei pastori. A tutto ciò, il report aggiunge che anche l’incapacità del governo di contenere gli attacchi delle milizie e l’adozione di leggi che hanno vietato il pascolo libero negli Stati di Benue e Taraba. Così, una volta che i pastori sono penetrati nella savana e nella foresta pluviale degli Stati centrali e meridionali della Nigeria, si sono trovati a confrontarsi con aree densamente popolate, dove hanno iniziato a verificarsi scontri per il controllo delle terre e delle risorse idriche locali.Ci sono due ulteriori fattori che hanno aggravato il conflitto tra gli agricoltori e i pastori. Il primo è il fatto che i jihadisti di Boko Haram hanno ucciso indiscriminatamente sia cristiani sia musulmani, riaccendendo rivalità religiose e spingendo la maggior parte dei cristiani stanziati nel Nord-Est del Paese verso le zone più a Sud, a maggioranza musulmana. Il secondo fattore, invece, è costituito dalla crescente disponibilità di armi da fuoco, prodotte localmente e che circolano in tutto il territorio nazionale tra i vari conflitti che sono presenti in Nigeria. Oltre ad aver causato oltre 1.500 morti dal settembre 2017, gli scontri hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, aumentando significa mente il volume dei cittadini sfollati, che contribuisce a peggiorare la stabilità e la sicurezza nazionale.

L’IGC ritiene che l’acuirsi delle violenze potrebbe avere riscontri negativi sulle future elezioni, previste per il 2019. Nonostante siano stati effettuati alcuni progressi per cercare di sedare la situazione, il report ritiene che sia necessario fare di più prima delle elezioni, dal momento che, in tale periodo, generalmente cresce il rischio di rivalità etniche, religiose e politiche. Di conseguenza, i disordini potrebbero avere un effetto negativo sul numero di persone che saranno in grado di registrarsi per votare, e che potranno poi esprimere effettivamente il proprio giudizio.

Per evitare che ciò accada, l’ICG suggerisce al governo di Abuja di proteggere sia gli agricoltori sia i pastori, perseguire i responsabili degli attacchi ed attuare un piano di trasformazione nazionale. I singoli Stati dovrebbero imporre divieti di pascolo in più fasi, mentre i leader comunali dovrebbero frenare la retorica incendiaria e incoraggiare il compromesso. Infine, i partner internazionali dovrebbero e sostenere la riforma del settore zootecnico.

La Nigeria è un Paese dell’Africa occidentale che possiede l’economia più prosperosa di tutto il continente, ed è una delle nazioni più influenti della regione. Oltre a essere la principale produttrice di petrolio del dell’Africa, è la quarta esportatrice di gas naturale al mondo. Nonostante ciò, il Paese è dilaniato dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, gruppo fondamentalista nigeriano che dal 2006 sparge terrore in tutto il Paese, soprattutto nel nord-est, e nei vicini Camerun, Ciad e Niger. Dal 2009 a oggi, più di 20,000 persone sono state uccise nella sola Nigeria, e quasi 3 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Tuttavia, Boko Haram e gli scontri tra i pastori e gli agricoltori non sono le uniche tensioni presenti in Nigeria. L’area del Delta del Niger, a sud del Paese, essendo particolarmente ricca di risorse petrolifere, è stata spesso teatro di disordini causati dai gruppi militanti, come il Movement for Emancipation of the Niger Delta, i quali hanno cercato di danneggiare la produzione attaccando le infrastrutture e rapendo i lavoratori locali. A partire dal 2009, il governo nigeriano offre soldi e assistenza militare ai rivoltosi per evitare nuovi attentati alla produzione petrolifera. Da diversi mesi, i leader della comunità del Delta del Niger stanno chiedendo al governo nigeriano di mettere in sicurezza l’area, una delle più popolose del Paese, e di migliorare le condizioni di vita dei residenti. Le strade e gli edifici della regione sono in pessime condizioni e necessitano di lavori di manutenzione. Le vie delle città sono piene di buche colme di acqua e fango che causano continui ingorghi. Le comunità della zona chiedono inoltre un intervento a livello ambientale, che ripulisca le foreste e i corsi d’acqua dai residui del greggio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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